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Garda Cinema Film Festival | Si chiude tra risate, nostalgia e nuovi sguardi: protagonisti Francesco Mandelli e Andrea Pisani

La commedia agrodolce di Cena di classe chiude la sesta edizione del festival. Premi, cortometraggi e una masterclass internazionale per salutare una settimana di cinema sul Lago di Garda.

GARDA – Dopo sei giorni di cinema, incontri e racconti, cala il sipario sulla sesta edizione del Garda Cinema Film Festival. Una manifestazione che ha trasformato il lungolago di Garda in un luogo di confronto tra grandi protagonisti del cinema italiano, giovani autori e spettatori, tutti uniti da un filo conduttore comune: la ricerca della felicità.

A chiudere il festival è stata una serata nel segno della commedia con Cena di classe, film diretto da Francesco Mandelli e presentato al pubblico insieme ad Andrea Pisani, tra i protagonisti della pellicola. Una storia che mescola ironia e malinconia attraverso il ritrovarsi di un gruppo di ex compagni di scuola diciassette anni dopo il diploma, trasformando una semplice rimpatriata in un confronto con il tempo che passa, i sogni coltivati da ragazzi e la realtà degli adulti che si è diventati.

Nel corso della serata Francesco Mandelli ha ricevuto il Premio Comedian, riconoscimento che celebra il suo contributo al mondo della comicità e dello spettacolo. Anche noi di Hot Corn abbiamo incontrato Francesco Mandelli e Andrea Pisani prima della proiezione. Con loro abbiamo parlato di nostalgia, felicità, del tempo che passa e di ciò che resta delle persone che immaginavamo di diventare.

Qui la nostra intervista completa a Francesco Mandelli e Andrea Pisani: 

 

La serata conclusiva è stata preceduta dalla proiezione di Retirement Plan di John Kelly, cortometraggio d’animazione candidato agli Oscar 2026, mentre nel corso dell’evento sono stati assegnati anche i premi del Concorso Internazionale Cortometraggi, cuore pulsante della manifestazione sin dalla sua nascita.

La giornata finale ha ospitato inoltre uno degli appuntamenti più attesi dell’intera edizione: la masterclass del regista britannico Lee Knight, candidato all’Oscar per A Friend of Dorothy. Un incontro che ha offerto al pubblico l’opportunità di entrare nel processo creativo di uno degli autori emergenti più interessanti del panorama internazionale del cortometraggio.

Prima della cerimonia conclusiva sono stati presentati anche gli ultimi lavori in concorso, tra cui i documentari Sunday di Giulio Tonincelli e Paris Fox di Sofian Chouaib, insieme ai cortometraggi di finzione A Friend of Dorothy, Largo, Torta di rose e America. Opere provenienti da contesti culturali e geografici differenti che hanno confermato la vocazione internazionale del festival e la capacità del formato breve di raccontare il presente attraverso linguaggi innovativi.

Con la chiusura della manifestazione si conclude anche un percorso che ha visto alternarsi sul palco alcuni dei volti più amati del cinema italiano contemporaneo. Da Isabella Ferrari, che ha inaugurato il festival ricevendo il Premio Shooting Star e raccontando il suo rapporto con il cinema di Pupi Avati, a Giorgio Pasotti e Giorgio Colangeli, protagonisti della serata inaugurale tra racconti di carriera e riflessioni sul mestiere dell’attore. E ancora Milvia Marigliano, premiata con il Premio Scintilla per La Grazia di Paolo Sorrentino, Giovanni Esposito con il suo sorprendente esordio alla regia Nero e Massimiliano Gallo, che ha portato a Garda La salita, film ispirato alla storia di Eduardo De Filippo e del laboratorio teatrale nel carcere di Nisida.

Sei giorni di incontri che hanno dimostrato come il cinema possa essere, ancora oggi, uno spazio di dialogo, memoria e scoperta. Un luogo in cui convivono grandi autori, nuove generazioni e storie capaci di attraversare confini geografici e culturali.

Il Garda Cinema Film Festival saluta così il suo pubblico, dando appuntamento alla prossima edizione, dopo aver raccontato ancora una volta il cinema in tutte le sue forme: dalla commedia al dramma, dal documentario all’animazione, senza mai smettere di interrogarsi su quella domanda che ha accompagnato l’intera manifestazione: dove si nasconde, davvero, la felicità?

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