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CANNES 2026 I Almodóvar torna nei territori dell’intimità con Amarga Navidad

Amarga Navidad è il nuovo film di Pedro Almodóvar, presentato in concorso alla 79ª edizione del Festival di Cannes.

ROMA – Pedro Almodóvar a Cannes porta ogni volta un punto di vista diverso, una traiettoria dal linguaggio mai prevedibile. Un pezzo di cinema che però non è mai soltanto nuovo, ma sempre in dialogo con tutto ciò che è stato prima: i corpi, i colori, il dolore, il desiderio. Amarga Navidad nasce esattamente in questo spazio, dove il racconto personale diventa forma, e la forma – inevitabilmente – si trasforma in confessione.

Presentato in concorso alla 79ª edizione del Festival di Cannes, Amarga Navidad, il nuovo film del regista spagnolo segna un ritorno a un territorio intimo, fragile, dichiaratamente esposto. Non è un caso che al centro ci sia una storia che si muove tra perdita e reinvenzione: Elsa, interpretata da Bárbara Lennie, è una regista pubblicitaria che, durante le festività natalizie, affronta la morte della madre e un crollo emotivo che la costringe a fermarsi . Il lavoro diventa rifugio, poi fuga, poi limite. Fino al momento in cui il corpo – come spesso accade nel cinema di Almodóvar – chiede il conto. Il film inoltre intreccia due piani narrativi: accanto alla storia di Elsa, si sviluppa quella di Raúl, sceneggiatore e regista che sta scrivendo proprio quel racconto, in un gioco di specchi che mette in crisi il confine tra vita e finzione . È qui che probabilmente Amarga Navidad trova la sua natura più evidente: un’opera che riflette sul cinema mentre lo attraversa, su cosa significhi raccontare – e trasformare – l’esperienza in narrazione.

Il cast, come spesso accade nel suo cinema, è un equilibrio tra fedeltà e rinnovamento: accanto a Lennie, tornano volti cari al regista come Leonardo Sbaraglia e Aitana Sánchez-Gijón, insieme a una nuova generazione rappresentata da Milena Smit, Victoria Luengo e Quim Gutiérrez . Un ensemble che riflette perfettamente la natura duplice del film: memoria e presente, continuità e mutazione.

Girato tra Madrid e Lanzarote, anche Amarga Navidad esprime quella tensione visiva tipica del cinema almodovariano, ma talvolta sembra spingersi verso una dimensione più spoglia, più diretta. Lo stesso regista ha parlato di un’opera profondamente personale, costruita sul confine dell’autofinzione, dove “essere presenti” significa anche esporsi, rischiare, lasciare entrare il reale nella costruzione del racconto. Amarga Navidad, non per retorica, si inserisce perfettamente nel contesto di Cannes 2026, un’edizione che sembra privilegiare sguardi autoriali forti e profondamente radicati nel presente, in un’edizione che cerca – dal concorso ufficiale e oltre – di distaccarsi per un po’ dal glamour. Insomma, Almodovar guarda indietro senza nostalgia e avanti senza certezze, muovendosi in quella zona instabile in cui il cinema, ancora oggi, prova a capire cosa può essere.

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