LOS ANGELES – Non solo glamour e premiazioni. Sul red carpet degli Emmy Awards 2025 è andata in scena anche la politica, con un gesto destinato a far discutere: Javier Bardem, candidato come miglior attore non protagonista per Monsters: La storia di Lyle ed Erik Menendez, si è presentato con una kefiah e un messaggio chiarissimo. «Non posso lavorare con qualcuno che giustifica o sostiene il genocidio», ha dichiarato al microfono di Marc Malkin di Variety, denunciando apertamente quanto accade a Gaza.
Un intervento che non nasce dal nulla. Nella settimana che ha preceduto la cerimonia, oltre 3.900 professionisti dell’industria hanno firmato l’appello di Film Workers for Palestine, impegnandosi a non collaborare con istituzioni e società israeliane ritenute complici «nel genocidio e nell’apartheid contro il popolo palestinese». Tra i firmatari nomi di peso: Yorgos Lanthimos, Ava DuVernay, Olivia Colman, Adam McKay, Riz Ahmed, Tilda Swinton, Emma Stone, Mark Ruffalo, Lily Gladstone, e molti altri.
La controparte non si è fatta attendere: Paramount ha risposto con una lettera aperta in cui ha condannato il boicottaggio, difendendo «il potere della narrazione di unire e ispirare» e sostenendo che «silenziare artisti sulla base della nazionalità non favorisce la comprensione né la pace».
Bardem, però, ha ribadito la sua posizione senza esitazioni: «Film Workers for Palestine non prende di mira individui. L’obiettivo sono quelle istituzioni e quelle società che ripuliscono o giustificano il genocidio. Noi stiamo con chi sostiene il popolo oppresso».
Così, in una delle notti più attese della televisione mondiale, l’attore premio Oscar ha trasformato un’apparizione di rito in un atto di rottura, riportando la tragedia di Gaza al centro di un palcoscenico globale. Un gesto che conferma come il cinema – e chi lo fa – possa ancora essere uno strumento di memoria, di denuncia e di coscienza collettiva.
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