VENEZIA – Un carcere francese, un giovane immigrato e una lotta di potere che diventa parabola esistenziale. Un prophète, nuova serie diretta da Enrico Maria Artale e presentata fuori concorso alla 82ª Mostra del Cinema di Venezia, racconta la storia di Malik, arrestato per spaccio di droga e costretto a sopravvivere in un ambiente spietato e dominato da logiche criminali.
Solo e vulnerabile, Malik si affida a Massoud, uomo d’affari potente e ambiguo, che gli offre protezione in cambio di cieca obbedienza. Ma presto il giovane comprende di non essere altro che una pedina, e che l’unico modo per salvarsi è prendere il controllo del proprio destino, ribaltando i rapporti di forza.
Crudo, viscerale e diretto, Un prophète intreccia il racconto di una prigione brutale con un viaggio interiore di emancipazione e conquista del potere. Un’opera che, nelle parole dello stesso Artale nell’intervista realizzata da Dario Cangemi per Hot Corn, trova a Venezia il contesto ideale per riaffermare il valore di un cinema capace di interrogare la società attraverso storie radicali.
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