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Archive 81 – Universi Alternativi e quella serie che non vi farà dormire la notte

Vecchie VHS, due linee temporali, un mistero. Volete spaventarvi? La serie Netflix fa al caso vostro

Archive 81 - Universi Alternativi
Archive 81 - Universi Alternativi

ROMA – C’è qualcosa di più spaventoso di una vecchia, gracchiante e tremolante registrazione amatoriale impressa su VHS? Appunto. Proprio intorno a questo inquietante elemento gira la stupefacente serie Archive 81 – Universi Alternativi, sviluppata da Rebecca Sonnenshine per Netflix, e scritta dall’esperto del genere Paul Harris Boardman quasi come fosse un romanzo di Stephen King (i riferimenti a Shining sono chiari nonché direttamente citati) o una lunga puntata di X-Files. Otto episodi che, potete scommetterci, vi inchioderanno allo schermo proprio come il protagonista della serie, Dan Turner (Mamoudou Athie), che lavora al Museum of the Moving Image di New York City come archivista e restauratore di nastri, di videocassette, di audiocassette e pellicole varie.

Mamoudou Athie è Dan Turner in Archive 81 di Netflix
Mamoudou Athie è Dan Turner in Archive 81 di Netflix

Orfano (la sua famiglia, tranne il cane, è morta in un incendio) e con alle spalle un esaurimento nervoso, Dan viene ingaggiato da una strana e irrintracciabile società che, in cambio di 100mila dollari, gli chiede di restaurare una serie di cassette 8mm finite bruciate, guarda caso, in un rogo. Senza rivelarvi altro o andando troppo nello specifico (perché, vedrete, i colpi di scena sono tanti e inaspettati), possiamo dirvi che per svolgere il lavoro Dan deve necessariamente essere isolato in un’enorme casa fuori New York, in quanto le suddette cassette non possono essere spostate. Mantenendo inalterati i topos dell’horror, l’iPhone lì prende poco, non c’è internet e, soprattutto, la casa sembra nascondere più di un segreto.

archive 81
Melody Pendras (Dina Shihabi) nelle sue registrazioni

Come se non bastasse, via via che Dan riporta alla luce i nastri si accorge di essere forse legato alla protagonista delle registrazioni, ossia Melody Pendras (Dina Shihabi) che nel 1994 era alle prese con un dottorando video che aveva come filo narrativo i condomini di un oscuro palazzo dell’East Village, nel quale dovrebbe essere morta, appunto, in seguito ad un rogo. Appena Dan mette a fuoco la situazione, addentrandosi in un vortice che appare senza fondo (e via via molla anche il suo scetticismo verso il paranormale) Archive 81 ha la maestria di alternare – e a volte confondere – le due linee temporali, e dunque gli universi: da una parte Dan, dall’altra Melody. Entrambi, scopriamo, sono indissolubilmente e incredibilmente legati da un filo rosso (anzi, da un nastro nero) lungo quasi trent’anni, che la serie srotola e riavvolge creando un effetto quasi magnetico nei confronti dello spettatore.

Tra Stephen King e X-Files: una scena di Archive 81
Tra Stephen King e X-Files: una scena di Archive 81

Ispirata liberamente ad un podcast omonimo, nonché prodotta, tra i molti, da James Wan e Michael Clear (per chi non li conoscessi sono i produttori che hanno dato vita alla saga di The Conjuring) la serie oltre ad essere narrativamente efficace (alcuni passaggi ricordano gli horror V/H/S e Blair Witch Project ma si rifà pure a Stranger Things), è anche costruita in modo impeccabile – per dire, il primo episodio diretto da Rebecca Thomas è un gioiello. Ideata su più livelli e più piani di racconto, gli universi alternativi di Archive 81 giocano con le ombre, con le sensazioni, con gli indizi e in particolar modo con gli agghiaccianti suoni che emettono i nastri rovinati su cui sta lavorando Dan, inconsapevole che quelle registrazioni contengono qualcosa di sconvolgente. Evocando in noi purissimo terrore. Perché, rivedendo il concetto stesso di paura, Archive 81 è la serie che non vi farà dormire la notte. Vedere per credere.

Qui il trailer della serie:

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