ROMA – In occasione del BIF&ST noi di Hot Corn abbiamo incontrato Francesca Archibugi per parlare di Illusione, un film che parte da un fatto di cronaca per trasformarsi in un’indagine profonda sull’identità, sulla percezione e su ciò che scegliamo – o non riusciamo – a vedere davvero. La regista ci ha raccontato da dove nasce la storia di Rosa Lazar e come abbia costruito un racconto che rifugge ogni definizione semplice, muovendosi tra realtà e ambiguità. Al centro anche il lavoro sui personaggi, sospesi tra ricerca della verità e incapacità di comprenderla fino in fondo. Un confronto intenso su sguardo, responsabilità e sul ruolo del cinema quando decide di non dare risposte, ma di aprire domande.
Illusione racconta: in una periferia a Perugia viene ritrovata una ragazzina in un fosso. Indossa un completo d’alta moda ed è bellissima. La polizia sta per portare via il corpo, quando un sospiro la svela ancora viva: si chiama Rosa Lazar, è moldava e non ha nemmeno 16 anni. La sostituta procuratrice Cristina Camponeschi e lo psicologo Stefano Mangiaboschi sono immediatamente chiamati a occuparsi del caso. L’indagine è più complicata del previsto, perché Rosa non sembra avere coscienza delle brutali violenze subite e copre la verità dei fatti. Dietro la maschera di un’incessante gioiosità emerge un profilo psicologico molto disturbato. Come è arrivata a Perugia questa lolita che non sembra una normale prostituta e che si comporta come una bambina? Per la sostituta procuratrice Rosa diventerà la chiave per un’indagine internazionale su scenari inquietanti. Per lo psicologo sarà un altro tipo di indagine, interiore, che lo porterà a scoprire il vero enigma di Rosa Lazar.
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