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Se Olivier Assayas fa (anche) ridere: perché Il gioco delle coppie è un grande film

Comicità, dialoghi, Canet, Binoche: Olivier Assayas riflette su società e tecnologia. Su Prime Video

Un dettaglio del poster de Il gioco delle coppie.

MILANO – E chi se lo aspettava: il film più divertente visto negli ultimi anni è firmato proprio da Olivier Assayas. Sì, perché il suo Il gioco delle coppie è una commedia in piena regola, che guarda dritto al cinema di Woody Allen e Noah Baumbach. Quindi: ambiente borghese e una raffica di dialoghi illuminati, irresistibili. Attenzione però: per quanto lontano nel genere dai precedenti Sils Maria e Personal Shopper, il film riprende e sviluppa ulteriormente i temi del cambiamento tecnologico e della digitalizzazione, della riduzione in algoritmi che coinvolge tutti gli aspetti della nostra quotidianità, dal lavoro ai rapporti personali.

Guillaume Canet, tra i protagonisti della pellicola di Assayas.

Questa volta il regista francese li affronta servendosi di incontri e scontri, di parole e di una quantità di battute industriali sulle contraddizioni del ruolo di scrittore ed editore, sulle difficoltà del mondo dell’arte di adattarsi e convivere con un mondo che sta cambiando. La fruizione della letteratura è destinata a perdere valore con l’economia digitale? La graduale scomparsa del supporto fisico è un destino da cui nessuno può scampare? E quali saranno le conseguenze? La pellicola si pone queste domande, mediate con raffinata intelligenza dalla verve di interpreti eccellenti, che non temono di confrontarsi con personaggi radical-chic, più intellettualistici che intellettuali, quasi tutti logorroici, tutti convinti di vivere nel giusto, nonostante invidie, tradimenti, ipocrisie.

Juliette Binoche in una scena de Il gioco delle coppie.

Eccellenti Guillaume Canet e Juliette Binoche, coppia ormai sul viale di un condiviso e silenzioso tramonto, ma il vero motore comico de Il gioco delle coppie è Vincent Macaigne, faccia buffa e stempiatissima, nel ruolo di uno scrittore che vive nell’eterno conflitto autoreferenziale di domandarsi se parlare di sé e dei propri fallimenti sentimentali nei suoi libri sia cosa buona e giusta. Attenzione: non fate l’errore di considerare quest’ultimo lavoro di Assayas un’opera minore, perché è il divertissement coerente di un cineasta che sta affrontando con una lucidità unica le complessità del nostro presente.

  • OPINIONI | Il gusto delle cose, la recensione
  • INTERVISTE | Vincent Macaigne racconta Ritratto di un amore
  • VIDEO | Qui per il trailer del film: 

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