ROMA – Chi non ha mai cantato Oh Happy Day immaginandosi in abito da suora con Whoopi Goldberg a dirigere il coro? Sister Act è uno di quei film diventati cult per più di una generazione, una commedia musicale che mescola gospel, risate e spirito di ribellione. Ma dietro la leggerezza e il successo del film si nasconde una storia molto meno nota e molto più complessa: quella di una donna che ha accusato la Disney di averle rubato la vita.
La donna in questione si chiama Delois Blakely. Afroamericana, ex suora cattolica e attivista di Harlem, nel 1987 pubblicò un’autobiografia intitolata The Harlem Street Nun, in cui raccontava il suo percorso da ragazza madre e cantante a religiosa impegnata nel sociale. Secondo la sua versione dei fatti, il libro e la sua vicenda furono condivisi con l’industria dell’intrattenimento — in particolare con alcuni rappresentanti Disney — nella speranza di farne un film. Poi, nel 1992, uscì Sister Act. La trama? Una cantante afroamericana di night club (Deloris Van Cartier, interpretata da Whoopi Goldberg) che, in fuga dalla mafia, si rifugia sotto copertura in un convento dove porta scompiglio – e rinnovamento – tra le suore. Nomi simili, passaggio dal canto alla religione, ambiente urbano, vocazione sociale. Troppi elementi in comune, secondo Blakely.
Nel 1993 la ex suora intentò una prima causa contro la Disney, affermando che il film fosse basato sulla sua vita e chiedendo un risarcimento. La causa fu inizialmente respinta per mancanza di prove dirette. Ma non finì lì. Nel 2011, Blakely tornò alla carica: stavolta la richiesta era di un miliardo di dollari per violazione di copyright e appropriazione indebita della sua storia. Anche in questo caso, la corte non le diede ragione, ma la vicenda riaccese il dibattito su quanto spesso Hollywood tragga ispirazione da storie vere senza riconoscere adeguatamente le fonti. E su quanto sia sottile, in certi casi, il confine tra “ispirazione” e “plagio”.
A oggi, non esistono prove legali che colleghino ufficialmente la storia di Blakely al film. Nessun credito, nessun riconoscimento. Ma la sua battaglia, durata decenni, ha lasciato un’ombra affascinante sulla genesi del film. E ci ricorda che, dietro ogni commedia apparentemente leggera, può nascondersi una vicenda molto più profonda e, a suo modo, drammatica. Che ci sia o meno una Deloris vera, Sister Act resta un inno travolgente alla trasformazione, al potere della musica e alla possibilità di cambiare, dentro e fuori un convento. Ma ora lo sappiamo: là fuori c’è qualcuno che per anni ha detto: “quella suora ero io”.
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