in

MARATEALE 2025 I Dal palco buio con Strehler al primo piano su Netflix: il viaggio di Monica Guerritore

Dalla masterclass al Marateale 2025, l’attrice ripercorre l’inizio casuale (e folgorante) della sua carriera e il successo internazionale di Inganno.

Monica Guerritore durante la masterclass al Marateale 2025
Interviste

MARATEA – Certe carriere non iniziano ma accadono. Monica Guerritore lo racconta quasi con pudore, come se l’ingresso nella scena — quella vera, poi eterna — fosse stato un fatto naturale, inevitabile. Eppure dietro l’apparente predestinazione, c’è un’intelligenza feroce, una disciplina rara e una voce che sa trasformarsi in carne, in storia, in eco. Al Marateale 2025, in occasione della masterclass del pomeriggio, Monica Guerritore torna indietro con lo sguardo lucido e fermo di chi ha attraversato il teatro, la televisione, il cinema, ma non ha mai smesso di sentirsi prima di tutto un’interprete della verità.

Una valigia, una scena, un destino

L’ingresso nel mondo del teatro per la Guerritore è come un episodio di una commedia: tutto comincia con un provino per Il giardino dei ciliegi, dove lei non era neanche candidata. «Sono arrivata al provino per accompagnare un’amica, avevo 15 anni, venivo da Roma. Mi fanno mettere in fila insieme a tutte le attrici, sotto una luce accecante. A un certo punto una voce dice: ‘Andate via tutte, resta solo quella ragazzina con la valigia’. Mi si avvicina un uomo e mi chiede: ‘che cosa hai preparato? Hai un pezzo di Ofelia, di Nina del Gabbiano?’ Io rispondo: ‘No, non ho niente’ E lui: “Allora che sei venuta a fare?” E io, ingenuamente: ‘Ho accompagnato un’amica e poi devo andare a sciare a St. Moritz’».

«Non l’avessi mai detto. Mi ha urlato: ‘noi siamo qui per fare teatro e tu vai a sciare? Vattene!’ Io ho preso la valigia e me ne sono andata. Ho raccontato la cosa ridendo agli amici. Poi, tornata a Roma, mi chiamano: “Houston, abbiamo un problema. Sul Corriere della Sera c’è un appello: Strehler dice che non inizierà lo spettacolo finché non trova quella ragazzina con la valigia, che somiglia a Ingrid Bergman e che è andata a sciare, ma di cui non sa né il nome né il numero.” Quando poi arrivai a Milano da lui mi disse subito: ‘Ciao Ania’, e io: ‘no guardi, mi chiamo Monica.’ Lui si mise le mani nei capelli: ‘Madonna quanto sei ignorante… Hai letto Čechov?” E io: ‘No, niente.’ Mi portò sul palco, spense tutte le luci e si sedette in platea, chiamando Fiorenzo Con la pianola. Poco dopo mi disse: ‘tu farai l’attrice, e lo farai anche bene. Ricordatelo. Perché hai grazia.’»

Inganno: 29 milioni di sguardi e un’età da raccontare

Monica Guerritore è stata protagonista di Inganno, la serie in lingua non inglese più vista al mondo su Netflix. Ma a colpirla non è il dato — 29 milioni di visualizzazioni — bensì il bisogno collettivo a cui quel racconto ha risposto. «Ho detto sì perché era un racconto che parlava all’universo femminile. Di un’età — tra i 50 e i 70 — che per troppo tempo è stata invisibile. Non siamo più madri a tempo pieno, non ancora nonne col grembiule. Eppure siamo vive. Noi non siamo, se non siamo rappresentate. È attraverso i racconti che prendiamo consapevolezza di quello che possiamo — o non vogliamo — essere.» Sul personaggio protagonista aggiunge: «Mi piaceva perché non era un fotoromanzo. Non è il classico: lui giovane, lei più grande, tutto finisce tra petali e calici. No. Ci sono le difficoltà, la fatica di vivere un corpo che non è più quello di prima, e la forza di rimettersi in piedi, passo dopo passo.»

LEGGI ANCHE

Carlo Verdone al Marateale 2025: il comico, il poeta, il fotografo. Dialogo sul tempo che passa e su quello che verrà

Marateale 2025: al via una nuova edizione tra cinema, ospiti internazionali e giovani talenti

VENEZIA 82 | Cinque italiani in concorso, star internazionali e il ritorno di Sorrentino: tutto sulla Mostra del Cinema di Venezia 2025

Lascia un Commento

VIDEO | Grand Prix: il trailer del film d’animazione tra motori, sogni e adrenalina

Sister Act e la suora del Bronx: la storia vera che Hollywood non ha mai raccontato