ROMA – Nel cuore della notte più importante di Hollywood, mentre il Dolby Theatre celebrava i vincitori degli Oscar, Sean Penn non c’era. Non per distrazione, né per scelta casuale. L’attore, premiato come miglior attore non protagonista per One Battle After Another, si trovava a migliaia di chilometri di distanza, a Kyiv, dove ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Una decisione che ha immediatamente spostato il racconto dagli Oscar al mondo reale, trasformando una semplice assenza in un gesto dal forte significato politico.
A suggellare il momento è stato lo stesso Zelensky, che ha condiviso sui social una foto dell’incontro, accompagnata da parole nette: “Sappiamo cosa significa essere un vero amico dell’Ucraina”. Il presidente ha ricordato come Penn sia stato al fianco del Paese fin dai primi giorni dell’invasione russa, sottolineando la continuità del suo sostegno anche oggi. Un legame che non nasce certo ora, ma che si è consolidato negli ultimi anni attraverso visite sul territorio, dichiarazioni pubbliche e iniziative simboliche.
Durante la cerimonia, il nome di Penn è stato annunciato sul palco tra sorpresa e ironia. A ritirare il premio al suo posto è stato Kieran Culkin, che ha commentato scherzando l’assenza dell’attore. Non è la prima volta che Penn prende le distanze dagli eventi dell’Academy. Negli anni ha espresso più volte posizioni critiche nei confronti dell’istituzione, accusandola di limitare l’espressione culturale e di non saper rappresentare pienamente la complessità del cinema contemporaneo. Ma questa volta la scelta ha avuto un peso diverso: non un gesto polemico, ma un atto coerente con il suo impegno internazionale.
Quella tra Penn e l’Ucraina è ormai una relazione consolidata. L’attore è stato più volte nel Paese dall’inizio del conflitto nel 2022, ha realizzato un documentario sulla guerra e ha persino consegnato simbolicamente uno dei suoi Oscar a Zelensky, come segno di sostegno. Il suo attivismo lo ha portato a essere riconosciuto pubblicamente come una delle figure internazionali più vicine alla causa ucraina, ben oltre il ruolo di semplice osservatore.
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