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Sangre del Toro: a Venezia un viaggio nell’universo di Guillermo del Toro

Il biopic di Yves Montmayeur tra Guadalajara, Hollywood e Parigi racconta la vita artistica del regista messicano Leone d’Oro con The Shape of Water.

Il regista Yves Montmayeur con Guillermo del Toro
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ROMA – Un labirinto fantastico, fatto di mostri, reliquie e immaginari in continua metamorfosi. È quello che propone Sangre del Toro, il documentario di Yves Montmayeur che il 29 agosto (ore 17, Sala Corinto) debutta alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Venezia Classici. Una proiezione che precede di un giorno l’attesissimo Frankenstein, il nuovo film in concorso di Guillermo del Toro, protagonista assoluto di questa edizione.

Il film, che vede la partecipazione dello stesso regista messicano e del suo storico collaboratore Eugenio Caballero, si configura come un viaggio iniziatico nell’universo visionario di Del Toro: dalle sale espositive di Guadalajara, la sua città natale, fino a Parigi e Hollywood, attraversando città, memorie e ossessioni. Più che una biografia tradizionale, Sangre del Toro è un percorso psichico e simbolico, che trasforma Del Toro in un moderno Minotauro — metà uomo, metà mito — e invita a esplorare le radici culturali e spirituali di opere come Il labirinto del fauno, Hellboy, The Shape of Water e Nightmare Alley.

Montmayeur non è un estraneo all’universo del regista: lo incontrò per la prima volta nel 1993, a Cannes, con Cronos. Da allora i due hanno condiviso incontri e riprese, fino alla decisione di realizzare un’opera che cattura la dimensione più intima dell’autore. Tra reliquie religiose, mostri di celluloide, fumetti e anatomie, Sangre del Toro diventa una sorta di “casa dei mostri” che riflette la filosofia artistica e la poetica umanistica di Del Toro.

Un film che non solo racconta un maestro contemporaneo, ma mostra come la sua eredità culturale messicana si intrecci con le patrie artistiche adottive: Parigi, Hollywood e, naturalmente, Venezia, dove Del Toro ha già scritto la storia con il Leone d’Oro vinto nel 2017 per The Shape of Water.

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