in

RECENSIONI I Scream 7: il ritorno di Ghostface nell’era dei sequel infiniti

Tra ritorni eccellenti e nostalgia pop, la saga della maschera più iconica del cinema guarda allo specchio il proprio mito

ROMA – Il telefono squilla ancora. E quando succede, chi ama il cinema horror sa già cosa aspettarsi: una voce metallica, una domanda innocente e la promessa che qualcuno morirà prima dei titoli di coda. Con Scream 7, la saga che dal 1996 ha ridefinito il linguaggio dello slasher torna alle origini e riporta al centro della storia la sua eroina storica, Sidney Prescott. Un ritorno nostalgico che prova a fare i conti con quasi trent’anni di cinema dell’orrore. Diretto da Kevin Williamson, sceneggiatore del capitolo originale e qui per la prima volta dietro la macchina da presa nella saga, Scream 7 costruisce un racconto che guarda costantemente al passato: citazioni, richiami ai film precedenti e il ritorno di personaggi storici diventano la spina dorsale dell’operazione. La storia riporta in primo piano Sidney Prescott (Neve Campbell) che, per anni lontana dagli incubi di Woodsboro, si ritrova ancora una volta a fare i conti con Ghostface quando una nuova serie di omicidi finisce per coinvolgere direttamente la sua famiglia. Il film restituisce così spazio a una delle final girl più iconiche del cinema horror moderno. Scream 7 riprende la struttura classica della saga: un gruppo di potenziali vittime, una scia di delitti che richiama i massacri del passato e il consueto gioco di sospetti che accompagna ogni apparizione dell’assassino mascherato.

Dal punto di vista registico, il film resta fedele allo stile che ha reso celebre la serie: tensione costruita attraverso telefonate inquietanti, inseguimenti improvvisi e una sottile ironia metacinematografica che distingue Scream dagli altri slasher. Williamson dimostra familiarità con l’universo narrativo che ha contribuito a creare, ma la regia appare spesso più funzionale che incisiva. Proprio questo attaccamento alla formula rappresenta il limite principale del film. Il ritmo è lento e diseguale, con una prima parte che fatica a decollare e sequenze che sembrano dilatarsi senza una reale progressione drammatica. La suspense emerge solo a intermittenza e raramente riesce a coinvolgere davvero lo spettatore. A pesare in Scream 7 è soprattutto una forte sensazione di déjà-vu: molte situazioni riprendono dinamiche già viste e quella freschezza ironica che aveva reso memorabili i primi capitoli qui appare inevitabilmente attenuata, anche se non mancano momenti riusciti.

Il confronto con l’originale di Wes Craven resta però inevitabile. Lì c’era l’energia di un horror che ridefiniva il genere, prendendo in giro gli slasher mentre li reinventava. Qui, inevitabilmente, domina una dimensione più nostalgica: il film riflette sul peso culturale che Ghostface ha acquisito negli anni. Non è più soltanto un killer con una maschera, ma un simbolo di come l’horror continui a reinventare se stesso, sequel dopo sequel. Nel complesso Scream 7 sembra più interessato a celebrare la tradizione della saga che a rinnovarla. Ghostface torna a colpire, ma l’effetto sorpresa non c’è.

LEGGI ANCHE

Yorgos Lanthimos contro la guerra in Iran: il mondo del cinema firma una lettera aperta

OPINIONI I La donna della cabina numero 10: Keira Knightley in un thriller dove nessuno le crede

Spari contro la villa di Rihanna a Beverly Hills: paura per la popstar, arrestata una donna

Lascia un Commento

James Cameron guarda oltre Avatar 3: “Avatar 4 è molto probabile”, ma il box office fa riflettere

Un amore a 5 stelle, la favola romantica con Jennifer Lopez stasera su Rai 1