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Una storia vera e l’epica del football americano: We Are Marshall

Matthew McConaughey, il cinema sportivo e quella vicenda lontana di sport e orgoglio

ROMA – Borges sosteneva che gli Stati Uniti – pur avendo alle spalle una storiografia intensa ma relativamente breve – non avevano mai sviluppato un’epica storica, applicando invece il senso dell’epicità alla loro preponderante cultura sportiva. Tesi affascinante, che si sposa con un’altra epica a stelle & strisce, ovvero quella di Hollywood. Michael Jordan e Humphrey Bogart, Joe DiMaggio e Marlon Brando, Florence Griffith-Joyner e Marilyn Monroe. Cinema e sport dunque, capaci di influenzare le culture di mezzo mondo. Le cose però cambiano quando lo sport americano diventa cinema. Molti film a tema sportivo non riescono infatti ad avere troppa attenzione fuori dai confini, riuscendo raramente ad arrivare in Italia, forse schiacciati da una civilizzazione atletica che continua (e continuerà) ad essere lontana da quella statunitense, nonostante i tanti appassionati che preferiscono l’NBA, il football o il baseball alla domenica allo stadio. Tra i molti film persi, uno da recuperare ve lo consiglia Hot Corn: si chiama We Are Marshall.

We Are Marshall
Matthew McConaughey e Matthew Fox in una scena di We Are Marshall

Datato 2006 e diretto da McG, regista capace ma dalla filmografia decisamente altalenante anche se ultimamente è tornato dietro la macchina da presa con il divertente La babysitter. La pellicola prende spunto da una triste storia vera: nel novembre del 1970, l’aereo con a bordo gran parte dello staff e dei giocatori della squadra di football della Marshall University si schiantò, gettando la cittadina di Huntington nella disperazione più totale. Ad alleviare il dolore proveranno il nuovo e anticonformista coach, Jack Lengyel, che insieme all’infortunato capitano della squadra Nate e l’allenatore in seconda Dawson, riusciranno ad onorare, ricordare e omaggiare i caduti della Thundering Herd.

Ancora McConaughey e Matthew Fox in un altro momento di We Are Marshall.

Perché We Are Marshall? Perché è l’esempio perfetto della nobile epica sportiva americana, dei valori, del suo orgoglio che va oltre qualsiasi ostacolo. Interpretato da un Matthew McConaughey dal sorriso sbilenco – qui nel passaggio tra il cinema superficialotto degli inizi a quello autoriale – accompagnato da un cast mica male che va da un’allora lanciato Matthew Fox (la star di Lost, oggi un po’ perso per strada), fino a Kate Mara, Ian McShane, January Jones e Anthony Mackie, la pellicola gira attorno al senso di rinascita e di hard rising: commuove nei giusti punti, esalta una retorica necessaria, intrattiene nelle scene sportive, riprese da una telecamera asciutta e veloce. E poi, il che non guasta, una grande colonna sonora: Cat Stevens, Jackson 5, Neil Diamond, Gordon Lightfoot ed i Creedence Clearwater Revival, perfetti ovunque, figuriamoci su una una sessione di allenamento anni Settanta. Suoni leggendari, anche loro colonne portanti di quell’ideologia americana che, racchiusa in un touchdown che sa di lacrime e sudore, ci fa (ri)scoprire un cinema di cui abbiamo bisogno.

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