ROMA – Quando un’artista decide di passare dall’altra parte della cinepresa, spesso lo fa per necessità: per raccontare qualcosa che le appartiene davvero. Almeno così siamo stati abituati in questi ultimi anni. È il caso anche di Rachel Brosnahan, che dopo aver conquistato pubblico e critica con La fantastica signora Maisel e il ruolo di Lois Lane nel nuovo Superman, debutterà a breve alla regia con un progetto profondamente personale: un documentario dedicato a Kate Spade, la celebre designer di moda scomparsa nel 2018, che era anche sua zia.
Nata Katherine Noel Valentine Brosnahan Spade, la designer fondò il marchio Kate Spade New York nel 1993 insieme al marito Andy Spade, creando un’estetica immediatamente riconoscibile: borse minimal ma sofisticate, tinte pop, uno stile capace di unire la leggerezza alla concretezza. La sua tragica scomparsa nel 2018 lasciò un segno profondo non solo nel mondo della moda, ma anche nella vita della nipote Rachel, che ora decide di restituirle voce e memoria attraverso il cinema. Il documentario, prodotto dalla casa di produzione Scrap Paper Pictures, fondata dalla stessa Brosnahan, si annuncia come un racconto personale ma universale: un viaggio nel ricordo, nella creatività e nella vulnerabilità di una donna che ha saputo costruire un impero, ma che dietro il successo nascondeva fragilità e malinconie.
Con questo debutto, Rachel Brosnahan si inserisce in una nuova ondata di attrici che scelgono la regia per dare voce a storie di donne reali, complesse, spesso non raccontate dal punto di vista giusto. Non si tratta di un’operazione di immagine, ma di un gesto di consapevolezza artistica e affettiva: restituire la complessità di Kate Spade non come icona di stile, ma come persona. Il progetto documentaristico si muove tra archivio, testimonianze e sguardo personale, promettendo di mostrare il lato più umano di una figura che ha fatto della leggerezza un’arte. In un’industria in cui la narrazione femminile sta finalmente trovando spazio, il film di Brosnahan potrebbe rappresentare un tassello importante: un ritratto dolce e onesto di come la creatività possa nascere anche dal dolore.
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