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Nathan Grossman: «Io, Greta Thunberg e le responsabilità di una generazione»

Il nostro incontro con il regista del documentario disponibile in digitale su CHILI dal 14 novembre

Nathan Grossman, Greta e la crew del documentario

VENEZIA – Nathan Grossman, 29 anni, svedese, è il regista di I am Greta, il documentario dedicato alla figura della giovane attivista Greta Thunberg presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 77 e disponibile in digitale su CHILI dal 14 novembre. Lo incontriamo al Lido, durante la Mostra, per parlare del suo lavoro. Jeans, capelli lunghi, t-shirt bianca, una camicia verde bottiglia e un paio di sneakers ai piedi, Grossman ringrazia e saluta in italiano prima di iniziare a raccontare la genesi del documentario, dal primo sciopero per il clima in solitaria di una studentessa quindicenne al movimento globale che le sue parole hanno scatenato entrando nella Storia con il discorso tenuto al summit di New York in cui ha accusato i leader mondiali di non fare abbastanza per contrastare il cambiamento climatico.

GRETA «Quando l’ho incontrata ho pensato fosse molto timida ma anche molto articolata nel suo modo di esprimersi e parla di tematiche precise come quella del cambiamento climatico. Solitamente quando hai un microfono davanti tendi a imbarazzarti mentre con lei mi sono sorpreso e ricreduto. Quello del climate change è uno degli argomenti d’attualità ma non non avevo mai sentito nessuno parlarne come fa lei. È scientificamente molto corretta e certe volte vorrei non fosse cosi! Un aspetto di lei poco conosciuto? È molto simpatica e ha una risata contagiosa che non conoscono in molti».

Un momento del documentario
Un momento del documentario

LA SENSIBILITÀ «Greta è una figura che polarizza, ma non riesco a capire perché l’attacchino a livello personale. Crea tensione con quello che dice ma lei va oltre gli stupidi commenti d’odio. Reagisce diversamente da come farei io. La sua sensibilità è il suo tallone d’Achille e la sua risorsa più grande».

#FridaysForFuture
#FridaysForFuture

LA POPOLARITÀ «All’inizio non sapevo come strutturare il documentario. Molto velocemente Greta ha iniziato a fare interviste ed è entrata nel dibattito pubblico. Ma certe volte, solo attraverso delle interviste, è difficile capire la tridimensionalità di una persona. Volevo portare la macchina da presa ad un livello superiore. Non avevo idea che sarebbe diventata cosi famosa. Ho seguito l’istinto. Quando abbiamo incontrato il Papa, solo otto mesi dopo l’inizio delle sue proteste, mi sono pizzicato il braccio perché non riuscivo a crederci quando me lo sono visto passare davanti lo schermo della telecamera. Ho chiesto ai suoi genitori di poterla seguire e ho cercato di selezionare quello che ritenevo più interessante. Quando qualcuno fa un film su di te e importante comunque avere dello spazio personale. Anche se ci sono dei passaggi molto privati nel documentario come il rapporto genitori/figli. I am Greta mostra aspetti molto diversi di lei».

I Am Greta
I Am Greta

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO «Cosa la spaventava del documentario? Aveva paura di non riconoscersi. Poi quando lo ha visto mi ha detto che era scioccata ma che riconosceva la persona sullo schermo e questo mi ha reso molto felice. I documentari hanno un potere incredibile. Sia io che Greta ci siamo avvicinati al problema del cambiamento climatico grazie a dei documentari e credo sia un dovere della nostra generazione fare qualunque cosa in nostro potere per fermarlo».

Qui potete vedere il trailer di I Am Greta:

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