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Mark Zuckerberg, il karma e quelle profezie di The Social Network

Il Congresso, Cambridge Analytica, Jesse Eisenberg: quando la realtà supera anche la finzione

Marina Linchevska - Shutterstock

«Instant Karma’s gonna get you», cantava John Lennon. Era il 1970 e quella canzone ruotava attorno all’idea che, nonostante tutto e tutti, prima o poi il karma avrebbe fatto pagare a chiunque le conseguenze delle proprie azioni. Chissà come, ma osservando Mark Zuckerberg davanti al Congresso americano, la mente è tornata prima a quelle parole di Lennon, poi a The Social Newtork, il cult di David Fincher, con Zuckerberg che nei filmati della CNN pareva quasi Jesse Eisenberg mentre muoveva scuse, dichiarazioni e frasi circostanziali davanti all’accusa di aver spiato milioni di persone.«Instant Karma’s gonna get you» e poco importa tu sia il milionesimo tra i milionesimi degli account Facebook oppure l’uomo che ha costruito un impero riscrivendo le leggi sociologiche.

Jesse Eisenberg, ehm, Mark Zuckerberg al Congresso.

Inutile girarci intorno: al netto dei fatti di cronaca che si stanno tutt’ora evolvendo, Mark Zuckerberg è, ancora una volta, l’uomo del momento anche se, per una volta – e forse la prima di tante altre – abbiamo visto il creatore di Facebook non in tuta, scarpe da ginnastica e felpe varie, ma in giacca e cravatta (bluastra, dello stesso colore del social network) a rispondere alle domande poste dalla commissione per il commercio e giustizia del Senato Americano. E, guardando e riguardano la scena in televisione, la mente non poteva che andare all’ultima sequenza proprio di quel capolavoro che è The Social Network.

Jesse Eisenberg nei panni di Mark Zuckerberg in The Social Network.

Ricordate? Arrivato nel momento in cui Facebook si stava espandendo, The Social Network raccontava la creazione e l’ascesa del social (da HarvardConnection a Thefacebook, fino al nome corrente) e il successivo processo proprio contro Zuckerberg da parte dei gemelli Winklevoss (un doppio Armie Hammer), che lo accusavano di essersi rubato l’idea. Non solo, il buon Mark fu accusato anche da Eduardo Saverin (un grande Andrew Garfield), co-creatore tagliato dalla hall dei padri fondatori. Il risultato? Secondo i libri di storia, Zuckerberg risarcì i gemelli con 65 milioni di dollari, dando poi a Saverin una cifra mai dichiarata e reintegrando il suo nome tra gli ideatori. Tutti contenti? No, au contraire.

Andrew Garfield e Jesse Eisenberg in un’altra scena del film.

Incredibilmente sottovalutato da molti, nonostante il capolavoro di scrittura che è (non a caso firmata da Aaron Sorkin, che ci vinse Oscar e Golden Globe), rivisto ora The Social Network è addirittura più attuale di allora, con quel Jesse Eisenberg alias Mark Zuckerberg con felpa e ciabatte Adidas tragicamente perfetto, senza dimenticare – eccolo lì – proprio quel processo finale, costruito da Fincher quasi come un thriller dagli insani risvolti, mai del tutto chiuso, diventato ora una profezia sinistra, qualcosa che nemmeno lo stesso Zuckerberg avrebbe – beneficio del dubbio – immaginato. «Instant Karma’s gonna get you».

Persone che potresti conoscere.

Il karma è arrivato, improvviso, dentro una bolla destinata ad implodere. Adesso immaginate per un momento una giornata senza refresh, senza la droga delle notifiche, senza amici. Sconcertante per molti, ipotesi impossibile per altri. Eppure, quei nemici di cui parlava Zuckerberg, sono diventati potenti e sono tornati per sistemare i conti, tanto che ora sale netta l’impressione che The Social Network – magari non oggi o domani – avrà un grandioso, inaspettato sequel. Del resto, come diceva Jesse Eisenberg nel film: «È gente che conosce gente e mi servono le loro email». Solo qualche mail, niente di più.

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