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Malavia, la recensione: l’adolescenza a Napoli e il mondo trap

Nunzia De Stefano pone una lente di ingrandimento sui giovani e il mondo della musica a Napoli.

ROMA – Tra Trap, sogni e scenari napoletani, Malavia, il nuovo film di Nunzia De Stefano, prodotto da Matteo Garrone e presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Freestyle, è una lente d’ingrandimento sui giovani e sulle loro passioni, con Napoli come sfondo vivo e pulsante.

Sasà, Cira e Nicholas in una scena del film

Malavia racconta la storia di Sasà, un ragazzino di 13 anni appassionato di trap, con un rapporto molto stretto – quasi possessivo – con la madre, una giovane donna di nome Rusé. Ogni giorno incontra i suoi fedeli amici, Cira e Nicolas, e coltiva il sogno di diventare un rapper famoso. I problemi economici, però, si fanno sentire, e Sasà, per non pesare sulla madre, decide di iniziare a spacciare, finendo così nel giro losco di Napoli. Conosce Yodi, leggenda della musica partenopea, che gli dà fiducia e lo incoraggia a scrivere un pezzo dedicato proprio a sua madre. Ben presto, però, Sasà subisce una grande delusione in ambito musicale e viene scoperto a spacciare. Tutto questo lo fa precipitare in una profonda depressione, ma sarà proprio Yodi a ridargli la forza di rialzarsi.

Il set a Napoli di Malavia

Malavia possiede una naturalezza poetica nella regia e nelle interpretazioni degli attori, soprattutto dei ragazzi, che sembrano quasi essere semplicemente se stessi. Il film parla anche di musica e della sua importanza: come qualcosa che riaccende le anime dei giovani, una metafora dell’arte e dei sogni da non abbandonare. Le immagini risultano molto belle e suggestive. Sebbene si possa pensare che Napoli sia già stata rappresentata in molti modi e che parlarne ancora possa sembrare ripetitivo, De Stefano riesce a mostrarne un volto nuovo, legato al mondo musicale e alle sue sfumature più intime. La trama, in alcuni momenti, appare poco sviluppata, e ”l’happy ending” può far discutere per la sua incoerenza con la crudezza iniziale. Tuttavia, forse, di questi tempi, c’è bisogno anche di finali che facciano sognare, di ricordare ai giovani che le cose possono andare bene, se si conserva la scintilla interiore e non ci si lascia spegnere da chi quella scintilla non l’ha mai avuta.

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