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Il lupo è tornato: Pestiferus Lupus conquista Trento e racconta una montagna che resiste

Il documentario di Luca Jankovic, Ludovico Serra e Francesco Cutello vince il Premio Museo Etnografico Trentino e riporta al centro le comunità alpine.

TRENTO – Non è solo il ritorno di un animale. È il ritorno di una domanda. A imporsi alla 74ª edizione del Trento Film Festival è Pestiferus Lupus, il documentario firmato da Luca Jankovic, Ludovico Serra e Francesco Cutello, che si aggiudica il riconoscimento speciale del Museo Etnografico Trentino San Michele. Un premio che, per sua natura, guarda alla capacità del cinema di raccontare con rigore e sensibilità le trasformazioni delle comunità di montagna. E proprio da qui parte il film: da una comunità reale, da un luogo preciso. Forno, piccolo villaggio della Val d’Ossola, diventa il centro di un racconto che tiene insieme passato e presente, tradizione e cambiamento. Un territorio che resiste allo spopolamento e che si trova a fare i conti con un equilibrio fragile, messo alla prova dal ritorno del lupo.

Il documentario si inserisce in un contesto ancora più ampio: quello dell’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori, che richiama l’attenzione sul ruolo fondamentale di queste figure nei sistemi agroalimentari e nella gestione sostenibile del territorio. Ma Pestiferus Lupus evita qualsiasi retorica e sceglie una strada più complessa: osservare, ascoltare, restituire. Con un linguaggio che oscilla tra documentario e finzione, il film costruisce un ritratto stratificato, dove la dimensione collettiva si intreccia a quella simbolica. Il lupo diventa presenza concreta, ma anche metafora: di una natura che torna, di una paura che riaffiora, di un’identità che deve ridefinirsi.

Al centro restano i pastori, chiamati a confrontarsi con un cambiamento che non è solo ambientale, ma culturale. La montagna, qui, non è cartolina né rifugio immaginato da chi la osserva da lontano. È uno spazio vivo, abitato, attraversato da tensioni e contraddizioni. Pestiferus Lupus sceglie di stare dentro questa complessità, senza semplificare. E forse è proprio questo il motivo per cui il film riesce a colpire: perché racconta una realtà che non si lascia ridurre a immagine, ma chiede di essere compresa, nella sua profondità.

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