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Le invisibili e la forza del cinema francese: quando ridere è anche un atto politico

Arriva in sala la commedia rivelazione di Louis-Julien Petit, che qui racconta la genesi del film

Risate e impegno: il regista Louis-Julien Petit con il cast de Le invisibili.

PARIGI – Ken Loach e Full Monty, la politica e le risate, il cuore e la testa: dopo i dieci milioni di euro incassati in Francia, arriva in Italia Le invisibili, film diretto da Louis-Julien Petit che ha deciso di raccontare la vicenda di quattro assistenti sociali dell’Envol, un centro diurno che fornisce assistenza alle donne senza fissa dimora. Quando il Comune decide di chiuderlo, si lanciano in una missione impossibile: dedicare gli ultimi mesi a trovare un lavoro al gruppo delle loro assistite. Ne succederanno di tutti i colori. Il film si ispira al lavoro di Claire Lajeunie, che ha dedicato un libro alle donne senza dimora di Parigi: Sur la route des invisibles. Qui Petit racconta com’è arrivato al film.

Audrey Lamy e le altre: il cast de Le invisibili.

IO E CLAIRE – «In realtà Claire Lajeunie prima ha diretto il documentario Femmes Invisibles – Survivre à la rue, poi ha scritto Sur la route des invisibles. In entrambi i lavori racconta gli incontri, le sorprese, le domande e il rapporto instaurato con queste donne. Il libro mi ha colpito immediatamente: le donne raccontate hanno storie complesse, ma riescono a essere commoventi quanto divertenti. Così ho deciso di prendere i diritti per farne un film, convinte che era già un soggetto perfetto. Avevo ragione».

Claire Lajeunie sul set di uno dei suoi documentari.

FULL MONTY «Una delle ispirazioni è arrivata dalla lunga tradizione del cinema sociale britannico, film come Full Monty oppure Pride. Da lì ho intuito che un genere come la commedia sarebbe stata la scelta migliore per raccontare la storia. Volevo fare un film luminoso, pieno di speranza, sul modo in cui ci si aiuta reciprocamente, ma volevo anche che i personaggi fossero sviluppati in tutta la loro complessità. Non volevo compassione o pessimismo, volevo rimanere fedele alle vere donne invisibili che ho incontrato».

Robert Carlyle e la gang di Full Monty. Era il 1997.

EDITH PIAF E LE ALTRE – «Prima dell’inizio delle riprese abbiamo avviato una lunga operazione di casting, allo scopo di scritturare attrici non professioniste per le parti delle donne senza dimora. Volevamo trovare circa cinquanta persone che avessero vissuto per la strada in un periodo della loro vita. Durante le audizioni, abbiamo chiesto ad ognuna di loro di scegliere come soprannome quello di una donna che ammiravano e sul set non abbiamo mai conosciuto i loro veri nomi. Erano Edith (Piaf), Lady D, Simone (Weil), Brigitte (Macron)».

In continuo movimento: un frame de Le invisibili.

IL CAST – «Come protagoniste volevo un gruppo eclettico, multietnico. Audrey Lamy quindi, perfetta, è un’interprete capace di passare dalle risate alle lacrime in breve tempo. Corinne Masiero, che vedete come la veterana Manu, ha lavorato a lungo in progetti sociali di reinserimento. Noémie Lvovsky è invece Hélène, la volontaria con problemi familiari: è un personaggio complesso, ma ha dalla sua parte un’incredibile umanità. Infine Angélique, diventata assistente dopo aver vissuto per strada: è un personaggio forte che ho scritto per Déborah Lukumuena, che due anni fa ha vinto un César per Divines».

Deborah Lukumuena nel 2017 con il César per Divines.

LE ASSISTENTI SOCIALI – «In realtà ci sono altre donne invisibili: le assistenti sociali. Non hanno un grande supporto, si parla poco del loro lavoro ed è difficile vederle o incontrarle. Malgrado debbano confrontarsi con leggi complicate e rigide, si prendono cura delle donne senza dimora, giorno dopo giorno, nella certezza che reintegrarsi in società sia possibile. Che siano volontarie o meno, queste donne svolgono un compito difficile quanto necessario. E spesso senza riconoscimento».

  • Qui potete vedere una clip tratta da Le invisibili:

 

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