ROMA – È il 2010 quando Efisio Marras, pastore ultraottantenne e fiero abitante di Capo Malfatano, sulla costa sud-occidentale della Sardegna, decide di opporsi a un progetto mastodontico: la costruzione di un resort di lusso da 190 mila metri cubi di cemento proprio nei luoghi in cui è nato, cresciuto e dove ancora oggi porta al pascolo i suoi animali. Sono gli anni della speculazione edilizia e della mercificazione del territorio, quando la natura viene sacrificata in nome del turismo d’élite.
Quella era la terra di suo padre, e del padre di suo padre, una linea che si perde nella memoria. Così, mentre molti abitanti vendevano e gli operai gettavano le prime colate di cemento, Ovidio disse no. Rifiutò cifre esorbitanti e intraprese una battaglia legale che lo avrebbe reso un simbolo di resistenza. Oggi il regista Riccardo Milani riporta alla luce la sua storia con una commedia dal sapore caldo e pungente, proprio come la terra che racconta. La vita va così – che uscirà al cinema il 23 ottobre – mette in scena lo scontro eterno tra tradizione e progresso, tra territorio e denaro: due mondi inconciliabili che si affrontano e, nel farlo, narrano una vicenda più che mai contemporanea.
Il film aprirà la 20a edizione della Festa del Cinema di Roma con un cast d’eccezione, capace di intrecciare ironia e riflessione. Diego Abatantuono interpreta l’imprenditore privo di scrupoli, Virginia Raffaele è Francesca, la figlia del protagonista, divisa tra il richiamo delle radici e le promesse del futuro. Accanto a loro Aldo Baglio e Geppi Cucciari, quest’ultima in un ruolo più simbolico che lega ancora di più la storia al territorio sardo. Sulla scia della grande tradizione della commedia all’italiana, e in continuità con opere recenti come Perfetti sconosciuti o C’è ancora domani, La vita va così è un film che diverte e al tempo stesso invita a riflettere sul rapporto con la terra che abitiamo, spesso data per scontata e ridotta a merce.
«Qui mi avevano preso per scemo, ma io non mi sono arreso. Volevano intrappolarmi nel cemento, forse speravano che me ne andassi. […] Non era accettabile che dovessimo lasciare casa nostra per far posto ai ricchi. Questo posto è di tutti e io lo dovevo difendere», diceva Efisio. Alla fine, dopo anni di processi, la formica ha battuto il gigante: Efisio Marras ha vinto la sua battaglia. La sua storia è oggi un insegnamento potente, capace di ispirare il pubblico e ricordarci che anche la voce di uno solo può difendere il bene di tutti. E il cinema, con la sua forza unica, può far risuonare questo messaggio ancora più lontano.
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