ROMA – Blake Lively chiede 161 milioni di dollari di risarcimento per diffamazione affermando che la sua reputazione è stata distrutta a causa della campagna diffamatoria contro di lei durante l’uscita di It Ends with Us – Siamo noi a dire basta. Secondo i documenti depositati in tribunale, i legali dell’attrice hanno elencato in dettaglio le perdite economiche subite: almeno 56,2 milioni di dollari in compensi mancati, 49 milioni di dollari per il calo di valore del suo marchio di cosmetici Blake Brown e altri 22 milioni per i danni alla sua azienda di bevande Betty Buzz/Betty Booze. A questi si aggiungono i 34 milioni di dollari stimati per il danno alla reputazione personale, calcolato sulla base di oltre 65 milioni di impressioni negative generate sui social. Gli avvocati della star di Gossip Girl chiedono inoltre un risarcimento punitivo pari ad almeno tre volte l’importo del danno, come previsto dal diritto civile statunitense.
La causa, che vedrà Lively e il suo co-protagonista e regista Justin Baldoni affrontarsi in tribunale il prossimo marzo, ha già diviso Hollywood. Tra i due, infatti, non scorreva buon sangue neppure durante le riprese del film: secondo fonti vicine alla produzione, non si sarebbero mai presentati insieme agli eventi promozionali. Tutto è iniziato il 21 dicembre 2024, quando Blake Lively ha presentato un reclamo formale – poi trasformato in causa legale – contro Baldoni, accusandolo di molestie sessuali e di aver orchestrato una campagna diffamatoria per danneggiarne la reputazione dopo alcune tensioni sul set legate a comportamenti non professionali. La denuncia di Lively coinvolge anche la Wayfarer Studios, cofondata da Baldoni e dal miliardario Steve Sarowitz, oltre al coproduttore Jamey Heath, Melissa Nathan e due esperti di pubbliche relazioni, Jed Wallace e Jennifer Abel. Blake Lively avrebbe inoltre stilato una lista di possibili testimoni celebri che potrebbero essere chiamati a deporre, tra cui Taylor Swift, Emily Blunt, Scooter Braun, Hugh Jackman, Gigi Hadid, Ari Emanuel, e i dirigenti della Sony Pictures Tony Vinciquerra e Tom Rothman. La vicenda, ormai, è diventata uno dei casi più discussi di Hollywood, dividendo i fan e chi nel settore ci lavora tra chi sostiene Lively e chi, invece, nutre dubbi sulla fondatezza delle sue accuse.
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