ROMA – Nel silenzio di un ospedale psichiatrico durante la Seconda guerra mondiale, tra corridoi sorvegliati e vite sospese, anche una giovane novizia può trovarsi davanti a una domanda radicale: cosa significa davvero essere liberi? È da questa tensione che prende forma Suor Maria, personaggio di Le libere donne, la serie diretta da Michele Soavi e ispirata all’opera di Mario Tobino. A interpretarla è Vittoria Gallione, attrice italiana che sta costruendo il suo percorso tra cinema, televisione e teatro. Formatasi tra Italia e Stati Uniti, Gallione ha affiancato allo studio un lavoro continuo sull’attore, partecipando a percorsi di training e seminari con professionisti italiani e internazionali. Dopo l’esordio televisivo con DOC – Nelle tue mani e il debutto al cinema con La seconda chance di Umberto Carteni, arriva con Le libere donne a un progetto che segna una tappa importante nel suo percorso artistico.

Suor Maria è una giovane novizia divisa tra vocazione religiosa e desiderio, il cui cammino si intreccia con quello dei medici e delle pazienti dell’ospedale di Maggiano, contribuendo a incrinare lo sguardo tradizionale sulla malattia mentale. Un personaggio attraversato da tensioni interiori e da un forte bisogno di libertà, al centro di un racconto che intreccia dimensione storica e profondità emotiva. Noi di Hot Corn abbiamo sentito Vittoria Gallione per farci raccontare il lavoro su questo ruolo e il viaggio dentro una storia che parla di costrizione, desiderio e possibilità di cambiamento.
Partiamo dalla serie: Le libere donne è ambientata durante la Seconda guerra mondiale in un ospedale psichiatrico. Che tipo di mondo hai scoperto entrando in questa storia?
«Ho scoperto un mondo lento, per partire da un pregio. Un modo dove l’assenza della moderna tecnologia obbligava a vivere la propria vita con decisamente meno distrazioni e “vie di fuga”, nella presenza. Con tutto quello che questo comporta. Quel mondo, purtroppo, ha delle somiglianze con quello attualissimo. La guerra era in atto e vicina e, in particolare in questa storia, fuori e dentro al manicomio. La repressione non lasciava tregua quasi a nessuno, figuriamoci a delle donne, considerate matte. Questa storia e la sua ambientazione ci ricordano quanto sia necessario e vitale poter respirare e semplicemente esistere. Ci sono più diritti oggi, che ci allontanano anni luce da quel buio, ma la storia ci insegna la ciclicità: “Le Libere Donne” ci ricorda anche quanto ogni epoca dimostra che nessun diritto e bisogno umano è da dare per scontato».
Interpreti Suor Maria, una novizia divisa tra vocazione religiosa e desiderio. Qual è stato l’aspetto più complesso da portare in scena di questo conflitto interiore?
«L’aspetto più complesso, da vivere e sopportare, è stato il senso di colpa e la repressione con cui doveva fare i conti il mio personaggio. La religione, quando è imposta, fa nascere nella persona che sente il bisogno di allontanarsi una profonda perdizione e solitudine legata alla colpa o all’”essere sbagliati”. È stato difficilissimo vivere panni, letteralmente, a cui non sono abituata, gli abiti religiosi. I costumi, ci tengo a dire meravigliosi, mi venivano ogni giorno cuciti addosso e ne sentivo il peso, il limite che imponevano alla mia personale voglia espressiva e identità. Ma quando ho capito che il mio personaggio viveva la stessa identica difficoltà ho cominciato a liberarmi e permettermi di nuotare nel mare della sua esperienza senza paura e dettami. Quando ho sentito che io e lei volevamo la stessa cosa ho cominciato a divertirmi e la colpa è diventata passione, estro e desiderio di libertà».
Sei un’attrice che ha costruito il proprio percorso tra Italia e Stati Uniti, con esperienze di formazione a New York e Los Angeles. Quanto questo approccio internazionale ha influenzato e influenza il tuo modo di lavorare?
«Molto. Principalmente mi riferisco al mio maestro, Michael Margotta. A parte i viaggi che ci sono stati, è con lui che continuo la mia formazione più completa e duratura, in Italia. È grazie al suo approccio internazionale e alla profonda e saggia esperienza di vita che ho avuto l’opportunità di interfacciarmi con diversi metodi e sconfinata conoscenza dell’arte della recitazione.
Tutto quello che mi porto dietro è frutto della mia dedizione e ricerca, soprattutto grazie anche a quello che Michael mi trasmette e ancora di più allo spazio-tempo che mi dona per esplorare qualsiasi insenatura che riguarda l’universo di una storia e di un personaggio. Per cui lo ringrazio».
La tua formazione è molto intensa: seminari, training settimanali, lavoro continuo sull’attore. Quanto è importante per te continuare ad allenarsi anche quando si lavora già sul set?
«È importantissimo. Se il progetto me lo permette mi alleno anche durante le riprese. Il nostro lavoro è come quello degli atleti: richiede lavoro su se stessi e allenamento.
I momenti di riposo sono fondamentali, come anche nello sport, ed è giusto rispettarli e prenderseli con gioia. Per il resto ogni occasione è buona per imparare qualcosa e migliorare, non c’è per nessun artista un punto di arrivo. L’importante è divertirsi sempre e godersi il viaggio. Ogni opportunità, ovunque, di recitare e “giocare” è preziosa».
Oltre alla recitazione hai molte abilità, dallo sport al canto fino all’equitazione. C’è qualcosa di queste passioni che sogni di portare prima o poi in un ruolo?
«Canto ci stiamo lavorando…(sorride, ndr). Mentre andare a cavallo, lo dico con orgoglio, è qualcosa che so fare in maniera eccellente. È stato tutto il mio mondo dai 7 anni in avanti, ed è uno stile di vita, oltre che uno sport. Il rispetto e la cura verso i cavalli sono un insegnamento costante, in loro presenza sento di migliorare come essere umano e quindi anche come artista. L’equitazione è in sé un’arte e non va dimenticato. Mi piacerebbe in maniera indicibile prendere parte ad un progetto con i cavalli e dove posso finalmente montare. Qualsiasi genere andrebbe bene, magari western, storico o fantasy. I cavalli fanno ancora parte della mia vita e penso sarà sempre così».
LEGGI ANCHE
Le libere donne, stasera su Rai 1 la nuova fiction con Lino Guanciale
Lascia un Commento