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INTERVISTE I Massimiliano Gallo e La salita: il potere dell’arte che trasforma

In occasione dell’uscita in sala de La salita, noi di HotCorn siamo andati a intervistare Massimiliano Gallo, regista del film ispirato a eventi realmente accaduti.

Massimiliano Gallo durante il set

ROMA – Due mondi, un’unica tensione verso la rinascita. Con La salita, Massimiliano Gallo trasforma la propria esperienza di attore in un racconto cinematografico intenso, capace di parlare di arte, redenzione e possibilità di cambiamento. Il film, ispirato a eventi reali degli anni ’80 a Nisida, non racconta la durezza del carcere, ma la forza della trasformazione interiore attraverso la bellezza e la disciplina. In questo percorso, Gallo mescola realtà e immaginazione, teatro e cinema, per dare vita a una storia corale dove ogni personaggio ha voce e una possibilità di riscatto.

Massimiliano Gallo e La salita: l’arte come strada verso la redenzione

Due mondi lontani, una stessa tensione verso la rinascita. Con La salita, Massimiliano Gallo costruisce un film che racconta la possibilità di trasformazione attraverso l’arte e la bellezza, attraversando le vite di ragazzi di Nisida e di figure ispirate a eventi reali degli anni ’80. Il film non parla di carcere, ma di redenzione, di incontro con se stessi e con l’arte. In questa intervista, Gallo racconta la scintilla che lo ha spinto a dirigere, la scelta del cast, il suo sguardo sulla formazione degli attori italiani e il ruolo dei festival cinematografici.

La scintilla: dall’attore alla regia

Per Gallo, il passaggio dietro la macchina da presa non è stato un capriccio, ma una necessità: “Era un’esigenza. Deve nascere da un’esigenza, altrimenti diventa una cosa gratuita… Avevo immaginato di fare prima o poi questo salto, pensando a una commedia. Poi Riccardo Bruno aveva scritto una storia ambientata a Nisida ai giorni nostri, ma non mi interessava replicare ambientazioni già note. Poi mi ha proposto due eventi reali degli anni ’80 da cui partire, e ho deciso che questa storia mi interessava davvero. Ho tolto tutto quello che riguardava le dinamiche del carcere: il film per me non è sul carcere, ma sulla redenzione.”

Così, dalla cronaca di un carcere emerge un film sul desiderio di trasformazione, un racconto dove la redenzione si costruisce attraverso l’arte e l’incontro con se stessi.

L’arte come mezzo di trasformazione e redenzione

Gallo non ha dubbi: “Io ci credo fermamente. L’arte e la bellezza sono salvifiche. Se abbellisci la società, quella società può solo migliorare. Nei luoghi di routine e noia, l’arte può deflagrare positivamente dentro di te e far nascere qualcosa che non sapevi di avere. Nel film, le prove teatrali sono le scene più magiche, raccontate con l’occhio di un bambino. Questi ragazzi non avevano mai visto il teatro, e volevo raccontare quella meraviglia visiva.”

L’arte diventa così uno strumento concreto di crescita e riscatto, capace di trasformare vite e di aprire mondi nuovi anche dove la quotidianità sembra implacabile.

La scelta del cast: autenticità e verità

“Manuel l’ho conosciuto con un casting, Diego D’Elia era già in compagnia, mentre Greta ha fatto un provino per un ruolo poi tolto: l’ho chiamata comunque e le abbiamo ritagliato un ruolo. Gli altri li ho scelti cercando ragazzi senza il cliché del camorrista, facce pulite e normalissime. Mariano, per il ruolo di Eduardo, era perfetto, nell’età giusta e senza bisogno di trucco. Ho voluto creare un cast corale dove ogni personaggio mantiene la propria identità lungo tutto il film.”

Il risultato è un ensemble credibile e intenso, dove ogni interprete porta al film una propria autenticità e una forza scenica che trascende i cliché.

Consigli per le nuove generazioni di attori

“Ai ragazzi dico sempre: non confondete l’apparire con il lavoro reale. Questo mestiere richiede studio, preparazione e talento, che va coltivato. L’attore deve essere formato, soprattutto teatrale, conoscere diversi generi e capire il linguaggio cinematografico. In Italia molti non sono formati e ci sono errori dovuti a registi che cercano il neorealismo forzato. L’attore deve saper recitare bene, non basta sembrare naturale.”

Il messaggio di Gallo è chiaro: disciplina, formazione e attenzione al mestiere sono la base per costruire una carriera solida e credibile.

L’importanza dei Festival e i progetti futuri

“Hanno un’enorme importanza perché danno visibilità immediata a un film, attività che da soli faresti in mesi qui si fa in un giorno. Non garantiscono il successo di pubblico, ma accompagnano il film nel modo migliore. Devono diventare una festa per il pubblico, non solo per gli addetti ai lavori.”

“Stiamo già preparando un altro progetto cinema, ci vorrà un annetto. Intanto concludo la tournée di Malinconico, girerò la terza serie dell’avvocato Malinconico, farò una regia di operetta e riprenderò lo spettacolo ‘Lettera a Eduardo’. La regia sarà quindi un percorso continuo.”

Con La salita, Massimiliano Gallo firma un’opera che racconta la bellezza dell’arte come strumento di trasformazione, la forza della disciplina e della redenzione, confermando la sua capacità di fondere teatro, cinema e impegno sociale in un unico racconto corale e poetico.

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