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INTERVISTE I Francesco Cordio: «La scelta più delicata è stata evitare il tono celebrativo».

Un passo alla volta è il documentario di Francesco Cordio sul rapporto tra Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè, in onda in seconda serata su Rai 2 il 1 gennaio.

ROMA – C’è un’idea di amicizia che resiste al tempo, alle mode e persino al successo, e che trova nella musica il suo linguaggio più sincero. Fabi Silvestri Gazzè. Un passo alla volta è il racconto di questa fedeltà creativa: un viaggio umano e artistico che prende forma sullo schermo e arriva il 1 gennaio in seconda serata su Rai 2, dopo un bello e fortunato passaggio nelle sale. Diretto da Francesco Cordio il film ripercorre la storia condivisa di Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Max Gazzè, tre traiettorie individuali che hanno scelto più volte di incontrarsi, fondersi e rilanciarsi a vicenda. Dal cuore pulsante della Roma degli anni Novanta fino all’abbraccio collettivo del Circo Massimo, dove nel 2024 oltre cinquantamila persone hanno celebrato il decennale de Il padrone della festa, il documentario segue passo dopo passo un’amicizia che è diventata visione, progetto, e soprattutto musica vissuta come atto di condivisione. Un racconto, un viaggio, che noi di Hot Corn abbiamo approfondito intervistando il regista Francesco Cordio:

Francesco Il documentario arriva ora in seconda serata su Rai 2 dopo l’esordio in sala e la presentazione al BiF&st 2025. Che cosa cambia, secondo te, quando questo racconto passa dal “rito” del cinema alla fruizione televisiva?

«Il passaggio dalla sala alla televisione cambia il contesto emotivo: in sala c’è un rito collettivo, un’energia condivisa che, nel nostro caso, ha generato un coinvolgimento profondo del pubblico. Un passo alla volta è stato seguito con attenzione e piacere anche da chi non conosceva la musica dei tre: conoscerli nell’intimo, grazie alle loro risposte, ha fatto apprezzare il loro lavoro anche a spettatori nuovi. Aggiungo che la post-produzione audio è stata molto curata, e spero che anche in salotto si percepisca l’impatto sonoro del concerto. In televisione il film diventa più intimo e raggiunge pubblici diversi: spero che l’emozione condivisa in sala riesca a passare anche dal salotto di casa».

Un passo alla volta ripercorre la strada dai locali della Roma anni ’90 al Circo Massimo 2024. Qual è stata la scelta narrativa più delicata per restituire l’amicizia tra Fabi, Silvestri e Gazzè in modo vero, evitando nostalgia o celebrazione?

«La scelta più delicata è stata evitare il tono celebrativo. Ho preferito mostrare la quotidianità, le ambivalenze e i dettagli — i gesti, le pause, le conversazioni — anziché puntare sulla nostalgia o sul mito. Anche grazie al grande lavoro di montaggio di Giogiò Franchini, le interviste sono pensate per far emergere verità concrete più che slogan affettivi; spero che, guardando Un passo alla volta, si percepisca proprio questo: un’amicizia fatta di cose reali, non di pura idealizzazione».

In Un passo alla volta entra anche il viaggio in Sud Sudan con CUAMM – Medici con l’Africa. Come hai deciso “quanto” far entrare questa esperienza nella storia principale e con quale sguardo l’hai affrontata, per non usarla come semplice parentesi emotiva?

«Il viaggio in Sud Sudan è un episodio breve ma decisivo: è stato il motore che ha fatto nascere il disco. Per questo lo tratto come causa e non come semplice parentesi emotiva: mostro frammenti che spiegano come quell’esperienza abbia influenzato il lavoro del trio e le loro scelte, evitando di usarla solo per suscitare emozioni facili».

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