ROMA – E se il vero protagonista de Il Diavolo veste Prada 2 non fosse la moda, ma la musica? A vent’anni dal film che ha ridefinito l’immaginario fashion al cinema, il sequel rilancia e sposta l’attenzione: non solo look, non solo potere, ma ritmo, energia, identità sonora. La colonna sonora, disponibile dal 1° maggio sulle piattaforme digitali, non è un accessorio, è parte del racconto. E in alcuni momenti sembra persino guidarlo.
Il cuore del progetto è Lady Gaga, che firma più brani originali e detta il tono dell’intera operazione. Il singolo Runway, insieme a Doechii, ha già iniziato a circolare come una dichiarazione estetica precisa: visiva, iper-stilizzata, perfettamente in linea con un mondo in cui ogni dettaglio è costruito per essere visto — e ora anche ascoltato.
Intorno a lei si muove una lineup che sembra una playlist perfettamente calibrata per raccontare il presente: Dua Lipa, Miley Cyrus, Olivia Dean, RAYE, Laufey, The Marías e SZA. Voci diverse, ma unite da una stessa direzione: costruire un paesaggio sonoro che rifletta un’industria — quella della moda — sempre più veloce, competitiva e mutevole.
E poi ci sono gli inediti, che aggiungono nuovi livelli al racconto: Sienna Spiro e Izzy Escobar portano dentro la colonna sonora una dimensione più intima, quasi in contrasto con il glamour dominante, ma perfettamente coerente con un film che lavora sulle crepe dietro la superficie.
Nel frattempo, sullo schermo, tornano loro: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci. Le stesse facce, ma in un mondo che è cambiato. Più duro, più esposto, più instabile. La regia di David Frankel e la scrittura di Aline Brosh McKenna riportano tutto lì dove era iniziato, ma con nuove regole del gioco.
E forse è proprio qui che la colonna sonora fa la differenza: non accompagna semplicemente le immagini, le interpreta. Le amplifica. Le rende contemporanee. Perché oggi, in un mondo dove tutto passa in pochi secondi, non basta più essere iconici. Bisogna anche suonarla, quell’iconicità.
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