ROMA – C’è qualcosa che sta cambiando nel modo in cui raccontiamo le storie. E il cinema, questa volta, decide di non restare da solo. Il Biografilm lo capisce e fa un passo oltre: accende i microfoni e inaugura il Biografilm Podcast Award, un nuovo premio che sposta il baricentro del racconto dall’immagine alla voce.
Un segnale chiaro, che arriva nel cuore della ventiduesima edizione del festival diretto da Chiara Liberti e Massimo Benvegnù: oggi le storie non si consumano più in un solo formato. Si espandono, cambiano forma, trovano nuovi spazi. E il podcast è uno di quelli più vivi, più liberi, più intimi.
Il nuovo award nasce proprio da qui: intercettare e valorizzare podcast originali che raccontano storie di vita, capaci di creare immagini senza mostrarle, di costruire mondi senza bisogno di uno schermo. Un linguaggio in piena evoluzione, che negli ultimi anni ha smesso di essere un’alternativa per diventare una vera e propria grammatica narrativa.
A curare il progetto, insieme al festival, c’è anche lo scrittore e podcaster Jadel Andreetto, a sottolineare quanto questo territorio sia ormai centrale per chi racconta il reale. Il premio si inserisce infatti nel contesto di Bio to B – Industry Days | Drama, rafforzando il dialogo tra industria audiovisiva e narrazione sonora, sempre più interconnesse.
Le candidature sono aperte fino all’11 maggio e si rivolgono ad autori, collettivi e case di produzione senza limiti di nazionalità. Un invito aperto a chiunque stia provando a raccontare il mondo – e le persone – partendo da una voce.
Il momento chiave arriverà l’8 giugno, con una serata evento al Biografilm Hera Theatre | PopUp Cinema Arlecchino di Bologna: non una semplice premiazione, ma un’esperienza. Ascolti dal vivo, incontri, ospiti, performance. Un palco che si trasforma in spazio sonoro, dove le storie prendono forma davanti al pubblico, senza passare dallo schermo.
A scegliere i vincitori sarà una giuria di esperti, chiamata a individuare i progetti più innovativi e significativi del panorama contemporaneo. Ma il punto, forse, è un altro: riconoscere che il modo in cui raccontiamo – e ascoltiamo – sta cambiando. E che il cinema, per continuare a esistere davvero, deve imparare anche a farsi sentire.





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