ROMA – Non un racconto della Shoah, ma un viaggio dentro il modo in cui il cinema ha provato a rappresentarla. È questo il cuore di Holofiction, l’opera del regista polacco-tedesco Michal Kosakowski che debutta alla 82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Venezia Classici – Documentari sul cinema.
Un film radicale e sperimentale, realizzato interamente con oltre 3.000 frammenti audiovisivi raccolti e montati nell’arco di otto anni, che attraverso la tecnica del found footage interroga la responsabilità dello sguardo: cosa significa mostrare l’orrore? È davvero possibile restituire un trauma senza semplificarlo o banalizzarlo? Vittime e carnefici si confondono, interpretati dagli stessi attori in contesti diversi, in un’opera che mette in discussione la costruzione stessa dell’immaginario collettivo.
A guidare lo spettatore in questo mosaico muto di immagini è la colonna sonora originale di Paolo Marzocchi, edita da SZ Sugar. Una partitura concepita come drammaturgia musicale: non illustra le scene ma le incrina, accompagnata dal tango ebraico Ich hab kein Heimatland di Friedrich Schwarz e dalla ninna nanna Wiegala, composta da Ilse Weber nel campo di Theresienstadt. Eseguita dalla WunderKammer Orchestra con solisti e voci bianche, la musica si fa fantasma e memoria che ritorna.
Holofiction non offre risposte, ma domande: sul cinema, sulla memoria e sulla possibilità stessa di raccontare l’irraccontabile. A Venezia, sarà uno degli appuntamenti più attesi e discussi.
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