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Guillermo del Toro: «Con Frankenstein si chiude un’era. Ora ho bisogno di cambiare»

Con Frankenstein Guillermo del Toro si chiude un ciclo trentennale di cinema visionario e si apre la porta a nuove sfide artistiche, tra thriller, stop-motion e il coraggio di rinnovarsi.

Guillermo Del Toro

ROMA – Per Guillermo del Toro, Frankenstein non è solo l’ennesima tappa di una carriera costellata di successi, ma la chiusura di un ciclo che dura da trent’anni. Lo ha dichiarato il regista durante un’intervista concessa a Empire Magazine, spiegando come l’adattamento del capolavoro di Mary Shelley rappresenta la sintesi della sua poetica e, al tempo stesso, il punto d’arrivo di una ricerca artistica iniziata con Cronos e proseguita con titoli come La spina del diavolo, Il labirinto del fauno e Crimson Peak.

«Questo film chiude il ciclo – ha detto –. È il frutto di un’evoluzione di estetica, ritmo ed empatia che attraversa tutta la mia filmografia». Non sorprende quindi che il regista, da sempre affascinato dal mito della creatura e dal suo tormentato creatore, descrive Frankenstein come l’opera che ha “addomesticato” nella mente fin dall’infanzia: «È il film per cui mi sono allenato per trent’anni».

La prima mondiale, alla Mostra del Cinema di Venezia, ha confermato l’attesa: tredici minuti di applausi hanno accolto il film, che non si limita a ripercorrere la tradizione gotica, ma la reinventa con il consueto sguardo visionario di del Toro. Non un orrore in senso stretto, ma un dramma emotivo e allegorico in cui i temi della creazione, dell’abbandono e dell’alterità si fondono in di forte potenza visiva. Il regista stesso ha confessato di aver provato una sorta di “depressione da parto” dopo la lavorazione: «Quando dedichi così tanto a un progetto, il vuoto che resta è inevitabile». Girato tra Toronto, Edimburgo e Stamford, Frankenstein arriverà nelle sale italiane il 22 ottobre prima di approdare su Netflix il 7 novembre.

Per del Toro questa fatica segna anche l’inizio di un nuovo capitolo. «Ora sento il bisogno di cambiare», ha spiegato, sottolineando il desiderio di esplorare territori narrativi diversi, senza escludere però un ritorno al gotico in futuro: «Dopodomani potrei anche voler fare Jekyll & Hyde , non si sa mai». Più concreti sono invece i progetti già in cantiere: Fury, scritto e diretto da lui, sarà un thriller violento con protagonista ancora Oscar Isaac. All’orizzonte c’è anche un adattamento in stop-motion del romanzo Il gigante sepolto di Kazuo Ishiguro, che dovrebbe vedere la luce grazie al supporto di Netflix. Restano invece incerti i sogni più ambiziosi, come l’atteso Le montagne della follia : «Dopo Frankenstein , quel progetto mi sembra troppo grande, troppo folle, troppo vietato ai minori». Parallelamente, Guillermo del Toro annunciato di mettere all’asta una parte della sua leggendaria collezione di memorabilia horror custodita nella “Bleak House”, la casa-museo che negli anni è diventata un’estensione del suo immaginario. Una scelta dettata non solo dal desiderio di rinnovamento, ma anche dal timore che gli incendi in California possano mettere in pericolo questo patrimonio. Tra i pezzi all’asta spiccano oggetti iconici come la giacca di scena di Hellboy e la colossale pistola “Big Baby”.

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