ROMA – Durante la recente edizione del Sundance Film Festival a Park City (Utah), Giancarlo Esposito ha un po’ sorpreso pubblico e stampa con un intervento politico schietto e se vogliamo provocatorio, in cui ha chiesto un cambiamento radicale nel clima sociale e istituzionale degli Stati Uniti. L’attore — noto al grande pubblico per ruoli iconici in Breaking Bad e Better Call Saul — ha dichiarato che “è tempo di una rivoluzione”, accusando l’amministrazione dell’ex presidente Donald Trump e alcune politiche federali di aver alimentato divisioni e violenze nel paese.
Esposito ha pronunciato le sue parole durante un’apparizione pubblica legata alla promozione del film The Only Living Pickpocket in New York e non ha evitato di confrontarsi direttamente con la politica attuale. “Questo è il momento di una rivoluzione — e loro non sanno nemmeno che è ciò che stanno iniziando. Dobbiamo opporci”, ha detto l’attore, riferendosi all’intensificarsi delle tensioni sociali e politiche. “Non possono abbatterci tutti”, ha aggiunto, usando metafore forti per sottolineare l’urgenza di reagire a ciò che definisce un clima di oppressione e conflitto crescente.
Il riferimento di Giancarlo Esposito è esplicito alle politiche federali e al ruolo dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) — l’agenzia di controllo delle frontiere e dell’immigrazione statunitense — che egli e altri critici ritengono responsabile di pratiche coercitive e di un aumento delle tensioni nelle comunità, incluse quelle di Minneapolis dove si sono verificate proteste recenti contro l’uso della forza. “Alcuni uomini bianchi molto ricchi e anziani stanno esercitando il loro potere per sopprimere la nostra stessa gente, creando così una sensazione di guerra civile nelle strade” ha affermato, collegando le proteste a un malessere sociale più profondo. Le parole di Esposito sono state accompagnate da simboli di protesta: numerosi partecipanti al Sundance, tra cui attori come Elijah Wood, Natalie Portman, Natasha Lyonne e altri, hanno indossato spille con la scritta “ICE Out”, esprimendo solidarietà alle rivendicazioni contro la violenza istituzionale e le politiche migratorie più restrittive.
Intervistato da Variety, Esposito ha tracciato un parallelo tra il clima politico americano e altri regimi autoritari, menzionando paesi come Russia e Iran come esempi di repressione contro chi protesta, e sottolineando la necessità di resistenza collettiva per costruire un “nuovo mondo”. “Se il mondo intero si presentasse alla porta di Putin o a quella degli iraniani o a Washington, ucciderebbero milioni, ma il resto di noi sopravviverebbe con un mondo nuovo”, ha affermato.
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