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La scelta di Joseph: Vincent Lindon e il peso di una notte che cambia tutto

Un uomo, un’auto, una decisione impossibile: dal 29 gennaio al cinema il remake francese di Locke, un thriller morale in tempo reale.

ROMA – Un uomo guida nella notte: senza scappare, senza correre. Semplicemente avanzando. E mentre l’asfalto scorre sotto le ruote, tutto il resto inizia a crollare. La scelta di Joseph, dal 29 gennaio al cinema con Wanted Cinema, è un film che si consuma nello spazio di una notte e dentro un unico corpo, quello di Vincent Lindon, chiamato a reggere da solo il peso di una scelta che non ammette vie di fuga.

Diretto da Gilles Bourdos, il film è il remake francese di Locke, ma più che rifarne il percorso ne ricalibra il senso. Qui il centro non è l’evento, ma la responsabilità. Non ciò che accade, ma ciò che resta quando accade.

Joseph è un ingegnere edile stimato, un marito, un padre. Un uomo che ha costruito la propria identità sulla precisione, sull’affidabilità, sull’idea di essere “quello solido”. Poi arriva una telefonata: una donna con cui ha avuto una relazione mesi prima sta per partorire e lo vuole accanto a sé. All’alba, però, lo aspetta una colata di cemento cruciale per il progetto più importante della sua carriera. Restare o partire. Proteggere ciò che ha o assumersi la responsabilità di ciò che ha fatto.

Il film si svolge interamente in tempo reale, dentro l’abitacolo di un’auto. Il mondo resta fuori campo, filtrato da una sequenza di telefonate che diventano l’unico contatto possibile con la realtà. Moglie, figli, colleghi, capi, l’amante: voci che si sovrappongono, che chiedono, pretendono, feriscono. Ogni chiamata è una crepa che si apre e ogni silenzio pesa quanto una confessione.

Bourdos trasforma l’auto in uno spazio in cui Joseph è costretto a guardarsi senza alibi. Non c’è musica a guidare le emozioni, non c’è spettacolo: c’è il tempo che passa e un uomo che capisce, minuto dopo minuto, che non esiste una scelta indolore. È qui che La scelta di Joseph diventa un thriller morale più che narrativo, interessato meno alla suspense e più all’etica.

Vincent Lindon regge il film con un’interpretazione tutta di sottrazione. Il suo volto racconta più di qualsiasi dialogo: stanchezza, paura, rigidità morale, crepe improvvise. Il suo Joseph non cerca empatia né assoluzione. È un uomo adulto che continua a guidare anche quando capisce che qualunque decisione prenderà lo cambierà per sempre.

La scelta di Joseph non giudica e non consola. Osserva. E lascia allo spettatore una domanda scomoda, che resta anche dopo i titoli di coda: cosa significa fare la cosa giusta quando ogni opzione comporta una perdita? Essenziale, teso, rigoroso, il film di Bourdos è un’esperienza compatta e inquieta, che rinuncia allo spettacolo per concentrarsi sulla coscienza. Un cinema che non alza la voce, ma colpisce proprio per questo.

E quando l’auto si ferma, davanti a un ospedale, resta una certezza difficile da ignorare: anche quando sembriamo immobili, stiamo comunque scegliendo.

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