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Elvira Notari. Oltre il silenzio entra nella shortlist dei David di Donatello

Elvira Notari. Oltre il silenzio è candidato nella sezione Documentari ed è in prima visione su Sky Arte venerdì 13 febbraio alle 21.15.

ROMA – Elvira Notari. Oltre il silenzio, documentario firmato da Valerio Ciriaci e prodotto da Antonella Di Nocera, è stato selezionato nella shortlist dei David di Donatello nella categoria Miglior documentario. L’opera rende omaggio alla figura di Elvira Notari, prima regista italiana e pioniera non solo del linguaggio cinematografico, ma anche di una visione femminile libera e anticonformista. Il film andrà in prima visione venerdì 13 febbraio alle 21.15 su Sky Arte, sarà disponibile in streaming su NOW e on demand.

Il documentario esplora la possibilità che l’arte resista al tempo e all’oblio: pochi frammenti sopravvissuti diventano chiavi per ricostruire un’intera epoca e restituire voce a una storia che, pur lontana, conserva una sorprendente forza ispiratrice. Dei film realizzati da Elvira Notari rimangono 163 minuti complessivi: tre lungometraggi — tra cui ’A Santanotte (1922, 60’) ed È Piccerella (1922, 45’) —, due brevi documentari e alcuni materiali incompleti. È tutto ciò che resta di una produzione vastissima, oggi in gran parte perduta.

Nata a Salerno con il nome di Elvira Coda, si trasferisce da giovane a Napoli, dove incontra il fotografo Nicola Notari, che diventerà suo marito e compagno di lavoro. Agli inizi del Novecento, mentre il cinematografo muove i primi passi, Elvira lo convince a investire in questa nuova avventura. Insieme fondano la Dora Film, inizialmente dedicata alla colorazione delle pellicole e successivamente alla produzione indipendente. Elvira firma soggetti e regia, Nicola cura le riprese, il figlio Edoardo recita nei film, mentre amici e parenti partecipano come attori e tecnici.

Il cinema di Elvira Notari nasce dal folklore napoletano, in particolare dalle canzoni popolari, trasformate in racconti di passioni, conflitti familiari, tradimenti e delitti. A queste storie si intrecciano immagini di vita quotidiana, che restituiscono una Napoli viva e contraddittoria: splendida e crudele, segnata dalla povertà dei vicoli e dalla vitalità popolare. Uno stile che anticipa il neorealismo e che dà spazio a figure femminili complesse, sensuali e moderne, capaci di superare gli stereotipi dell’epoca.

A partire dalla seconda metà degli anni Venti, l’opera di Elvira entra in conflitto con la censura fascista, che impone un’immagine nazionale ripulita da regionalismi e racconti di marginalità. La Dora Film trova allora un nuovo pubblico negli Stati Uniti, distribuendo i propri film nelle comunità italiane emigranti. Il successo nelle Little Italy consente alla casa di produzione di continuare l’attività, affiancando alla fiction brevi documentari dedicati alla vita nel Sud Italia, pensati per mantenere vivo il legame con le terre d’origine.

Nel 1930, Elvira Notari lascia la Dora Film e si ritira a Cava de’ Tirreni, dove conduce una vita lontana dal cinema. Le ragioni restano incerte: il peso della censura, le difficoltà del passaggio al sonoro o tensioni familiari mai chiarite. Recenti documenti hanno rivelato l’esistenza di una terza figlia, Maria, affidata a un orfanotrofio, una scelta forse dettata dalla necessità di proteggere l’azienda e che potrebbe aver segnato in modo irreversibile la sua vita. Elvira muore nel 1946, quasi dimenticata.

Solo a partire dagli anni Settanta, grazie agli studi di Vittorio Martinelli, Mario Franco e Giuliana Bruno, il cinema di Elvira Notari viene riscoperto e rivalutato, contribuendo a una nuova lettura del cinema muto napoletano, a lungo considerato marginale. Oggi, il suo lavoro continua a essere riletto da artiste e studiose contemporanee: la giornalista Flavia Amabile ne ricostruisce la biografia privata; la fotografa Cristina Vatielli e l’attrice Teresa Saponangelo ne evocano la presenza nei luoghi di Napoli; Francesca Consonni trasforma i fotogrammi superstiti in un’opera collettiva attraverso un laboratorio di ricamo.

Elvira Notari. Oltre il silenzio restituisce così il ritratto di una pioniera il cui cinema non appartiene solo alla storia, ma continua a vivere come esperienza creativa aperta e contemporanea.

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