ROMA – L’intellettuale è morto a 88 anni. Laureatosi come educatore, Goffredo Fofi ha spaziato tra saggistica, critica letteraria e soprattutto cinematografica, dando vita e animando riviste prestigiose come Quaderni piacentini, La Terra vista dalla Luna, Ombre Rosse, Linea d’Ombra, Lo Straniero e Gli Asini. Ha collaborato regolarmente con il Corriere del Mezzogiorno, sempre mantenendo una posizione autonoma rispetto al conformismo istituzionale e accademico. Nato a Gubbio il 15 aprile 1937, figlio di un artigiano socialista, Fofi è cresciuto tra libri, giornali e cinema. Durante la Seconda guerra mondiale, da bambino, ha assistito alla strage nazista nella sua città. Da giovane, ha conseguito la licenza magistrale e, nel 1955, si è trasferito in Sicilia, dove ha collaborato con il “Gandhi italiano” Danilo Dolci in lotte non violente per i diritti dei poveri. A Torino, negli anni Sessanta, Fofi ha studiato l’esodo dal Sud con L’immigrazione meridionale a Torino (Feltrinelli, 1964), riconoscendo comunque le opportunità offerte dal boom economico, pur dissentendo dai toni apocalittici di Pasolini, che poi avrebbe giudicato lungimiranti.
Pur partecipando alla stagione delle riviste d’avanguardia, Goffredo Fofi rimaneva critico nei confronti del Sessantotto, convinto che la protesta fosse stata rapidamente assorbita e corrotta da dogmi autoritari. Non si è mai legato a partiti o strutture organizzate: nella sua visione, il lavoro collettivo nella società aveva più valore del protagonismo individuale.
La sua fonte d’ispirazione principale è stata quella di figure “irregolari” come Albert Camus — la rivista Lo Straniero (1997–2016) porta il suo nome — mentre collaboratori come Saviano, Lagioia, Leogrande hanno beneficiato del suo spirito aperto e libero. Il suo impegno civile ha avuto anche espressione nei pamphlet, come L’oppio del popolo (Elèuthera), in cui denunciava l’effimero spettacolo mediatico che la cultura stava diventando. Goffredo Fofi ha rappresentato una delle coscienze più autentiche e libere della cultura italiana del Novecento e oltre: critico attento, militante lontano dai partiti, intellettuale che ha sempre scardinato i rischi dell’omologazione a favore di un’arte realmente emancipatrice.
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