CARLOFORTE – Vent’anni di cinema e televisione, ma lo stesso entusiasmo di quando era un’allieva del Centro Sperimentale. Già da quando sale le scale del Cineteatro Cavallera di Carloforte. Carolina Crescentini è stata protagonista – durante la terza giornata del festival – di uno degli incontri più partecipati di Creuza de Mà – Musica per Cinema, dialogando con la giornalista e critica cinematografica Alessandra De Luca in una conversazione che ha toccato il mestiere dell’attore, il rapporto con la musica, il talento, i pregiudizi dell’industria e il ruolo delle donne nel cinema di oggi. Un racconto sicuramente sincero, ironico e spesso autoironico, nel quale l’attrice ha ripercorso alcune tappe della sua carriera senza mai perdere di vista il piacere del lavoro di squadra, valore che considera ancora oggi il cuore del suo mestiere.
Il primo ricordo torna inevitabilmente a Notte prima degli esami, il film che l’ha fatta conoscere al grande pubblico. Un debutto che, racconta sorridendo, visse con una naturalezza quasi inconsapevole. «Il mio primo ciak è stato con i delfini. Ero così presa dal giocare con loro che non sentii nemmeno il “motore”. Mi diedero la battuta, risposi e iniziai a recitare nel modo più naturale possibile. Non ho avuto il tempo di pensare all’ansia del primo ciak. Forse è stata proprio quella inconsapevolezza a salvarmi».

Da allora sono passati oltre vent’anni, ma Crescentini continua a osservare con curiosità il mondo della recitazione, soprattutto quello delle nuove generazioni. E proprio qui individua uno dei cambiamenti più evidenti rispetto ai suoi inizi. «I ragazzi oggi sono molto più consapevoli del video e della propria immagine. Si guardano continuamente dall’esterno. È una delle cose peggiori che possa capitare a un attore, perché interrompe il flusso dell’emozione. Io, se non me lo chiede il regista, non guardo mai il monitor. Se inizi a giudicarti mentre reciti, perdi qualcosa di fondamentale».
Un discorso che vale anche per la voce, per il modo di stare davanti alla macchina da presa e perfino per la preparazione ai provini. Per Crescentini, il rischio è quello di costruire una recitazione troppo controllata, quando invece il cinema chiede autenticità. La musica, invece, rappresenta una costante. Non soltanto come spettatrice, ma anche durante il lavoro. «Creo spesso delle playlist per i personaggi. Mi aiutano a entrare nel loro mondo, a trovare un ritmo, un’emozione. Mi è persino capitato di suggerire inconsapevolmente una canzone a un regista durante un provino e poi ritrovarla davvero nel film. Non mi avevano presa come attrice, ma avevo intuito il suono giusto».
Ripensando agli anni della formazione, l’attrice confessa che il suo sogno iniziale non era nemmeno quello di recitare. Studiava Storia e critica del cinema, immaginando un futuro dietro la macchina da presa o nella scrittura. È stato il teatro, quasi per caso, a cambiare tutto. «Non ero la bambina che voleva fare l’attrice. Mi piaceva il cinema, volevo scrivere, fare regia, studiare i film. Poi ho scoperto la recitazione e ho capito che quello che mi rende felice è far parte di una squadra. Lo dico sempre: sono un’attrice, ma prima di tutto faccio parte del reparto recitazione».
Ed è proprio il concetto di squadra a tornare più volte nel corso dell’incontro. Crescentini racconta di essere curiosa del lavoro di ogni reparto, dai macchinisti ai tecnici del suono, convinta che conoscere il lavoro degli altri renda migliori anche davanti alla macchina da presa. Non manca una riflessione sul percorso professionale e sui pregiudizi che ancora oggi accompagnano chi passa dalla televisione al cinema. «Continuo a fare provini. Non si arriva mai davvero. E ancora oggi capita che qualcuno ti identifichi con una serie di successo e ti consideri “televisiva”. Ma la differenza, spesso, è solo nel numero di spettatori che hanno visto quel progetto. Per il resto, il nostro lavoro è lo stesso».

Il dialogo si sposta infine sul tema della parità di genere, argomento sul quale Crescentini non nasconde una certa amarezza. «La differenza tra uomini e donne esiste ancora. Ne sono convinta. Ma qualcosa sta cambiando, soprattutto perché finalmente vengono raccontati personaggi femminili più complessi. Dieci anni fa molti ruoli semplicemente non sarebbero esistiti». E alle giovani attrici lancia un messaggio preciso: «Confrontatevi, fate sentire la vostra voce. Se una battuta non vi convince, se vi sembra scritta pensando a una donna che non esiste, ditelo. È anche così che le cose cambiano».
Tra aneddoti, consigli e ricordi, l’incontro ha restituito il ritratto di un’attrice che continua a vivere il proprio mestiere con lo stesso spirito degli esordi: curiosità, disciplina e la convinzione che il cinema resti, prima di tutto, un lavoro collettivo. Perché, come lascia intendere Crescentini, il talento conta, ma è la capacità di mettersi ogni volta in discussione a fare davvero la differenza. C’è poi un consiglio che porta con sé da anni e che ancora oggi considera uno dei più importanti ricevuti sul set. Glielo diede Giuliano Montaldo, con cui lavorò ne I demoni di San Pietroburgo. «Mi disse una cosa che non ho mai dimenticato: “Non cedere mai alla tentazione di modificarti il viso”. All’inizio non avevo mai vissuto certi tratti del mio volto come un difetto, poi sono stati gli altri a farmelo pensare. Sentirmi dire da lui di restare me stessa mi ha dato una forza enorme. Ognuno, sul set, ti lascia qualcosa: un consiglio, uno sguardo, un modo diverso di affrontare questo mestiere».
LEGGI ANCHE
Creuza De Mà chiude la ventesima edizione con Motta e il cinema naturale
Carolina Crescentini protagonista a Carloforte per la ventesima edizione di Creuza de Mà








Lascia un Commento