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CREATURE DAL PROFONDO I Intervista a Pablo Hernando «Il cuore della storia ruota attorno a un’assassina a pagamento sospesa tra due mondi»

Una killer professionista, divisa tra il mondo reale e un altro mondo popolato da creature mostruose da cui proviene. Insieme al regista Pablo Hermando, abbiamo parlato di Creature dal profondo.

ROMA – Uscito da poco nelle sale, Creature dal profondo, diretto da Pablo Hernando, racconta la storia di un’assassina a contratto tanto spietata quanto sovrumana.

Ingrid è una killer professionista, dotata di un’abilità unica: infiltrarsi e scomparire senza lasciare tracce. Ma questo potere ha un prezzo: proviene da un altro mondo, popolato da creature mostruose, e ogni volta che vi entra ed esce, perde un pezzo della sua umanità. La sua vita cambia quando riceve un incarico da Melville, un contrabbandiere che utilizza il porto per traffici illeciti e che sta per perdere tutto. Il suo rivale, Abasolo, un potente uomo d’affari, è arrivato in città e si prepara a prendere il controllo del porto, circondato da tirapiedi e guardie del corpo armate. Eliminare Abasolo è un lavoro che solo Ingrid può portare a termine. Ma quando Melville scopre il segreto di Ingrid, tutto precipita. La sua vera natura la rende la merce di scambio più preziosa, e Melville decide di intrappolarla per impossessarsene. Da quel momento, Ingrid dovrà lottare come un animale in trappola per non lasciarsi inghiottire dall’oscurità, combattendo per non perdere se stessa.

Qual è stata la scintilla iniziale che ti ha ispirato a raccontare la storia di Ingrid?

«L’idea iniziale ruotava attorno a una killer professionista con la paura del buio. Nell’oscurità si nascondeva un mostro, e quel mostro la seguiva incessantemente. Per me, questo era il nucleo della storia: un’assassina sospesa tra due mondi: tra realtà e oscurità»

Ingrid è un’assassina, ma anche un essere che sta gradualmente perdendo la sua umanità. Come hai lavorato per rappresentare questa dualità?

«Quello è stato soprattutto un lavoro fatto da Ingrid, l’attrice. Ma volevamo rendere questa idea tangibile in ogni altro aspetto di Creature dal profondo. Per esempio, abbiamo lavorato sul suono, facendolo evolvere man mano che la storia procede: volevamo che diventasse via via più distante, quasi come se provenisse dal fondo dell’oceano. Anche sull’immagine abbiamo operato una trasformazione graduale, introducendo leggere distorsioni, un’oscurità sempre più presente e una luce che cambia lentamente, fino ad entrare sempre di più dentro in quel mondo in cui Ingrid si immerge»

Melville vede Ingrid come una merce. In che misura questo tema riflette le dinamiche del mondo reale? C’è un messaggio preciso che volevi trasmettere?

«Quando ho scritto Creature dal profondo, non pensavo tanto a un messaggio o a una morale, quanto a ciò che Ingrid doveva aver provato mentre tutto questo le accadeva. Penso fosse predestinata a una fine tragica, perché circondata da persone che vedono in lei un valore — e parlo di valore economico — nel tipo di creatura in cui si sta trasformando. Prima o poi sarebbe diventata una merce, perché Melville conosceva la sua vera natura. E trovo interessante l’idea di essere condannati a un destino tragico semplicemente per ciò che si è»

Hai preso ispirazione da altri film o registi per la costruzione della tensione e del racconto?

«Il Samurai di Jean-Pierre Melville mi aveva influenzato profondamente già molti anni prima che iniziassi a scrivere questo film, e credo sia evidente quanto quel titolo abbia lasciato il segno sul mio immaginario. È senza dubbio uno dei riferimenti principali di questo progetto. Un’altra fonte d’ispirazione è Solo Dio perdona di Nicolas Winding Refn. Amo quel film: non solo per la sua atmosfera e per la violenza stilizzata, ma soprattutto per il montaggio e il ritmo. È un’opera lenta, ipnotica, magnetica, e ho pensato che ci fosse qualcosa di estremamente interessante in quella scelta stilistica — qualcosa che potesse trovare spazio anche in Creature dal profondo»

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