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Caught Stealing, la recensione del film di Darren Aronofsky con Austin Butler

Un Aronofsky inedito guida Butler in un pulp tra azione, ironia e camei cult, più brillante che profondo.

ROMA – Un Aronofsky così non l’avevamo mai visto. Dopo aver attraversato l’ossessione psicologica (Black Swan), la disperazione interiore (The Whale) e il caos biblico (Noah), il regista sorprende con Una scomoda circostanza – Caught Stealing, adattamento del romanzo di Charlie Huston, che porta sullo schermo un pulp crime dalle tinte ironiche e sanguinolente. Non è il solito Aronofsky, ma forse proprio per questo funziona: il film ha l’aria di una deviazione di percorso, pur non rinunciando però alla consueta ombra di oscurità.

Protagonista assoluto Austin Butler, ormai star capace di passare da Elvis Presley alla New York marcia e sporca degli anni Novanta. Qui è Hank, ex promessa del baseball con un passato spezzato da un incidente e un presente da barista senza prospettive. Basta un gatto lasciato in custodia dal vicino Russ (Matt Smith) a trascinarlo in un incubo di mafie russe, fratelli hassidici armati fino ai denti, detective ambigue e boss dal look impeccabile. Butler regge il gioco con il giusto equilibrio tra innocenza e istinto di sopravvivenza, regalando un’interpretazione che sa alternare azione e fragilità.

Attorno a lui ruota un cast impressionante, che sembra divertirsi a occupare lo schermo per poche ma incisive apparizioni. Regina King è la detective a cui Hank si rivolge, Zoë Kravitz la fidanzata-paramedico pronta a sparire dopo aver fatto la differenza, Griffin Dunne il biker invecchiato che gestisce il bar. Ma il vero colpo d’occhio sono i camei: Bad Bunny (qui con il suo vero nome, Benito Martínez Ocasio) nei panni del boss dei russi, Carol Kane che parla solo yiddish e Liev Schreiber insieme a Vincent D’Onofrio come fratelli spietati e fedeli all’ebraismo persino nel pieno di una rapina. Sono dettagli che trasformano Caught Stealing in una galleria di volti e situazioni grottesche che restano impresse più della trama stessa.

E se il sangue non manca – tra inseguimenti, sparatorie e cadaveri disseminati – il film respira un’atmosfera cupa e corrosiva, resa ancora più intensa dalla fotografia tagliente di Matthew Libatique, che fa della New York del 1998 un labirinto sporco e minaccioso, e dalla colonna sonora di Rob Simonsen. Nessuna nostalgia: strade luride, subway scrostate e locali in rovina diventano il palcoscenico di una fuga disperata. Il risultato? Caught Stealing è un’Aronofsky-anomalia: un film che diverte, intrattiene e mostra il regista in una veste più leggera e pop, lontana dai tormenti interiori dei suoi titoli più celebri. Ma non è un’opera destinata a rimanere: si guarda con piacere, ci si lascia trascinare dal ritmo e dalle trovate, salvo poi accorgersi che il ricordo svanisce in fretta.

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