ROMA – Il coraggio è una virtù che oggi sembra quasi data per scontata e che, col tempo, ha forse smarrito parte del suo significato. Ma cosa significa davvero essere coraggiosi? Affrontare situazioni scomode, esporsi in prima persona per un ideale più grande, senza lasciare ad altri il peso delle proprie scelte. Un uomo come Jean Moulin questo titolo lo ha conquistato con i fatti, opponendosi a uno dei mali più grandi della storia. Moulin, il nuovo film di László Nemes presentato al Festival di Cannes, racconta proprio la sua storia. Protagonista è Moulin, interpretato da Gilles Lellouche, capo della Resistenza francese che, nel giugno 1943, viene arrestato mentre tenta di ricomporre le forze dell’Armata Segreta. Interrogato da Klaus Barbie, capo della Gestapo di Lione, Moulin è trascinato in un confronto implacabile. Ha così inizio il suo ultimo scontro contro la manipolazione e la brutalità, mentre il destino della Francia libera sembra dipendere da lui.

Nemes aveva già presentato il suo primo lungometraggio, Il figlio di Saul, al Festival di Cannes, vincendo il Grand Prix nel 2015. A proposito di questo nuovo progetto, il regista ha dichiarato: “È con immensa fierezza che porto sul grande schermo la storia tragica ed epica di Jean Moulin, grande umanista della Resistenza durante la Seconda guerra mondiale. Di fronte a un male indicibile, con una determinazione fuori dal comune, la sua storia risuona ancora oggi. Sono convinto che il pubblico contemporaneo si affezionerà a quest’uomo che incarna la civiltà di fronte alla barbarie”.
László Nemes è oggi uno dei registi ungheresi più rilevanti. La sua filmografia recente può essere letta come una sorta di trilogia dedicata al Novecento centro-europeo: Il figlio di Saul, ambientato nei campi di concentramento; Tramonto, alla vigilia della Prima guerra mondiale; e Orphan, che affronta il terrore sovietico.

Con Moulin, il regista cambia prospettiva: dopo aver raccontato vittime e sopravvissuti, si concentra su una figura eroica capace di incidere sulla storia. Ne nasce un film che guarda alla possibilità di rinascita e che porta con sé un messaggio di speranza, rivolto anche alle generazioni future.
Jean Moulin resta infatti uno dei simboli più forti della Resistenza francese: paracadutato nella Francia occupata, riuscì a unificare le reti partigiane sotto il comando di Charles de Gaulle, diventando il primo presidente del Consiglio Nazionale della Resistenza. Un esempio destinato a durare nel tempo, incarnazione autentica di ciò che significa essere davvero coraggiosi.
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