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Ballare fino a farsi male: il peso di diventare Michael Jackson

Jaafar Jackson si prepara al biopic tra prove estenuanti e una trasformazione fisica che va oltre l’imitazione

Freshly Popped

ROMA – Interpretare Michael Jackson non è solo una questione di somiglianza. È, prima di tutto, una sfida fisica. E Jaafar Jackson lo ha scoperto sulla propria pelle, letteralmente. Il protagonista del biopic Michael, diretto da Antoine Fuqua, ha raccontato di aver provato e riprovato le coreografie fino a far sanguinare i piedi. Un dettaglio che dice molto più di qualsiasi dichiarazione promozionale: per restituire davvero il Re del Pop, non basta imitarlo. Bisogna avvicinarsi, il più possibile, alla sua ossessione per la perfezione.

Non è un caso. Michael Jackson ha costruito gran parte del suo mito proprio sul controllo assoluto del corpo, sulla precisione millimetrica dei movimenti, su performance che non lasciavano spazio all’improvvisazione. Portare tutto questo sullo schermo significa inevitabilmente attraversare lo stesso tipo di disciplina, anche a costo di superare i propri limiti fisici. Per Jaafar Jackson, nipote diretto dell’artista e al suo debutto cinematografico, la sfida è doppia. Da una parte c’è la responsabilità di interpretare una figura globale, dall’altra quella di farlo all’interno di una storia familiare. Un equilibrio delicato, che passa anche attraverso il corpo, prima ancora che attraverso la recitazione. Il film ripercorre la vita di Michael Jackson dagli esordi con i Jackson 5 fino al successo planetario, cercando di restituire non solo il talento, ma anche la complessità di un artista che ha segnato la cultura pop.

Ed è proprio qui che il lavoro fisico di Jaafar assume un significato più ampio. Non si tratta solo di replicare passi di danza iconici, ma di entrare in una dimensione fatta di pressione costante, aspettative altissime e ricerca continua della perfezione. In questo senso, il racconto dei piedi sanguinanti diventa quasi simbolico. Non è solo un aneddoto di backstage, ma una chiave di lettura: racconta quanto sia difficile trasformare un mito in qualcosa di credibile, senza ridurlo a imitazione.

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