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Arnaud Desplechin: «Il cinema? Un’affascinante magia che mi serve per riparare il reale»

Hitchcock, Philip Roth, gli attori, la letteratura: il regista francese racconta I fantasmi d’Ismael

Arnaud Desplechin sul set de I fantasmi d'Ismael. Foto di Jean-Claude Lother

Un mosaico di storie e di linee temporali sono il cuore pulsante de I fantasmi d’Ismael – lo trovate su CHILI – di Arnaud Desplechin. Al centro Ismael Vuillard (Mathieu Amalric), cineasta irrequieto in procinto di girare un film ispirato al fratello che non vede da anni. Legato all’astrofisica Sylvia (Charlotte Gainsbourg), il regista non ha mai superato la scomparsa, vent’anni prima, della moglie Carlotta (Marion Cotillard), svanita nel nulla poco dopo essersi sposati. Ma, in una mattina d’estate, la donna ritorna improvvisamente nella vita di Ismael. Un fantasma del passato pronto a travolgere il precario equilibrio che si era riuscito a costruire. Un puzzle di relazioni, emozioni e ricordi nel quale ritornano i temi cari del cinema di Arnaud Desplechin e il suo personale omaggio a François Truffaut, Ingmar Bergman e Alfred Hitchcock come ha raccontato a Hot Corn lo stesso regista.

Arnaud-Desplechin dà indicazioni a Charlotte Gainsbourg

IL MIO ISMAEL «Volevo scrivere una storia che riguardasse un regista, ma che fosse il mio opposto. Infatti Ismael fa tutto all’eccesso: fuma e beve troppo. Io non ne sarei capace. Inoltre, volevo inserire elementi noir grazie agli spezzoni dedicati alla storia di Louis (Garrel, nda) e Alba (Rohrwacher, nda), ispirandomi a Broadway Danny Rose di Woody Allen. In tutto questo però ancora non avevo trovato la storia centrale del film. È arrivata, all’improvviso. mentre stavo facendo ascoltare al mio produttore una parte di dialogo tra due donne sulla spiaggia che parlavano di un uomo. Così ho trovato il mio Ismael…».

Mathieu Amalric è Ismaël Vuillard ne I fantasmi d’Ismael.

PHILIP ROTH «Ci sono registi che non vedono film, io invece non riuscirei a farli se non li vedessi, ma, allo stesso modo, sono un grande lettore di romanzi. Perché? Ho il bisogno di essere costantemente immerso nella finzione per potermene nutrire. Philip Roth, per esempio, è uno scrittore che mi ha molto influenzato. Tutti i suoi romanzi sono ambientati nella stessa città, Newark. Un luogo privo d’interesse se non fosse che lui è nato lì. E per me è la stessa cosa con Roubaix, la mia città natale. Quando Ismael è perso e non sa più come destreggiarsi tra tutti i suoi legami torna a rifugiarsi proprio lì…».

Philip Roth.

LOUIS & ALBA «Conosco Louis (Garrel, nda) da quando era bambino perché già ero amico di suo padre, Philippe, e suo nonno, Maurice. Per il film avevo bisogno di un personaggio molto carismatico ma che rimanesse sempre ambiguo. Non si capisce mai se è un’imbecille totale o se è una spia. Erano anni che sognavamo di lavorare insieme, così come da tempo desideravo dirigere Alba (Rohrwacher, nda), la migliore attrice italiana, che amo per la sua totale imprevedibilità. Non sai mai se la ritroverai in un film europeo o americano».

Louis Garrel e Alba Rohrwacher ne I fantasmi d’Ismael

HITCHCOCK E VERTIGO «Mi piace il cinema d’autore ma ciò che amo davvero è inserire elementi elevati per raccontare storie che siano alla portata di tutti. Da cinefilo, nel raccontare la storia di un uomo che ha perso la moglie, non ho potuto fare a meno di pensare a James Stewart ne La donna che visse due volte, ai suoi vari incontri con Kim Novak e al personaggio di Carlotta Valdes. Durante la scrittura del film mi rendevo conto che quando mi allontanavo da Alfred Hitchcock cadevo tra le braccia di Ingmar Bergman, per poi ritornare ancora da Hitchcock».

James Stewart e Kim Novak ne La donna che visse due volte.

IL MIO MATHIEU «Quando ho scritto la prima stesura di sceneggiatura l’ho mandata alla mia assistente chiedendole chi avrebbe potuto interpretare Ismael. Mi ha chiesto se stessi scherzando. Per lei era ovvio che avrei chiamato Mathieu (Amalric, nda). La verità è che non scrivo mai i ruoli pensando a lui. Mathieu ha la capacità, rara per un attore francese, di prendersi in giro. Non teme il ridicolo e non ha paura di avere torto. Un altro suo punto di forza è quello di essere un grande regista. Per me è come avere una seconda macchina da presa sul set».

Mathieu Amalric e Marion Cotillard in una scena del film

GODARD O TRUFFAUT? «Ho molta ammirazione per Jean-Luc Godard che riesce a fare un cinema di poesia, ma personalmente mi sento più affine a François Truffaut che, invece, fa un cinema di prosa. Sono affascinato dalla narrazione, le sue storie, le finzioni. Ne I fantasmi d’Ismael mi piaceva questo accavallarsi di cinque storie in una. Un flusso narrativo potente. Non a caso Ismael riesce a riparare la sua vita attraverso i film che dirige. E per me il cinema serve proprio a riparare il reale…».

François Truffaut sul set di Fahrenheit 451.

 

  • Volete (ri)vedere I fantasmi d’Ismael? Lo trovate su CHILI

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