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Alice Caccamo vince il Young Blood 2025: una generazione in dialogo con il futuro del cinema

A Maratea, una round table tra artisti, talent scout, direttori e organizzatori per il valore umano, formativo e professionale di un progetto unico nel suo genere.

I finalisti della IV edizione del contest Young Blood

MARATEA – Alice Caccamo, 26 anni, catanese, è la vincitrice della quarta edizione di Young Blood, il contest ideato da DO Cinema e Alice nella Città, in collaborazione con Marateale e Comune di Roma. Un premio nato per valorizzare i giovani attori emergenti, diventato oggi un punto di riferimento per chi si affaccia professionalmente al mestiere dell’attore.

La giuria – composta da Chiara Nicoletti, Giuseppe Maggio, Mariela Garriga, Ludovica Damiani e Maurilio Mangano – ha premiato la giovane attrice “per la sua versatilità e presenza empatica”, riconoscendole una capacità rara di creare connessioni autentiche sul palco e con il pubblico. Il premio del valore di 3000 euro le è stato conferito al termine di tre giorni intensi di masterclass, incontri e confronto con professionisti dell’industria cinematografica.

Durante la round table tenutasi a Maratea, con la partecipazione della stessa Caccamo, del direttore artistico Nicola Timpone, dell’organizzatrice Antonella Caramia e dell’agente e talent scout Daniele Orazi,  si è fatta più chiara la portata di Young Blood come esperienza formativa e generativa.

Un dono condiviso

«È stato un grande regalo. Non solo per me – dice l’attrice catanese – ma per tutti noi. Si è creata subito una sinergia: non c’era competizione malsana, ma stimolo ed energia. Abbiamo condiviso ansie, difficoltà, tensione… ma anche la voglia di spingere tutti fino alla fine. Questo è il teatro, questa è l’arte».

Alice ha raccontato la magia dell’esperienza: un luogo di confronto autentico tra giovani attori e attrici, vissuto senza rivalità ma come un laboratorio emotivo. Ha ripercorso anche l’origine della sua vocazione, nata da bambina, quando andò a vedere sei volte lo spettacolo Pipino il breve a Catania: «Capire quel gioco senza capirne le regole è stato magico. È stato il mio imprinting».

Maratea come luogo magico, umano e fertile

«Questo luogo ti fa sentire a casa. È un’accoglienza che crea comunità – dice il direttore artistico Nicola Timpone -, un senso di appartenenza immediato. Anche se incontri qualcuno per la prima volta, sembra di conoscerlo da sempre. È l’effetto di Maratea».

Il direttore artistico del Marateale sottolinea come il festival sia prima di tutto un generatore di connessioni umane:

«Il digitale crescerà, certo, ma quello che resta davvero sono i rapporti umani. Il cinema è emozione. E noi, a Maratea, lavoriamo proprio sulle emozioni: quelle dietro ogni pellicola, quelle che si condividono qui dal vivo. Mi ha colpito vedere la presenza di tanti bambini e adolescenti. Questo vuol dire educare al cinema come arte, non come semplice prodotto da consumare. E questo è un compito fondamentale del nostro festival».

 Dove i contatti diventano opportunità

«In pochi giorni – ha aggiunto Daniele Orazi -, sono già nati nuovi progetti. Un casting ha individuato giovani attori da coinvolgere, una giornalista ha prodotto interviste. Young Blood è un seme che continua a germogliare anche dopo la fine. Non esistono progetti simili in Italia. E forse nemmeno nel mondo. Qui si incontrano giovani con formazioni diverse, che si osservano, si ascoltano, si mettono in gioco: è questo il vero valore di Young Blood».

L’organizzatrice, Antonella Caramia, insieme al Direttore hanno rimarcato il valore concreto e professionale del Marateale

«Il bello di Maratea è che tutto è a portata di voce. Qui incontri chi normalmente richiederebbe mesi di appuntamenti: attori, produttori, dirigenti delle piattaforme, persino premi Oscar. E ti ci parli davanti a un caffè. In questi anni da Maratea sono partiti tanti progetti che hanno trovato poi forma e visibilità. Questo territorio, seppur piccolo, ha una forza creativa che sa attrarre e coinvolgere».

La IV edizione di Young Blood si è confermata dunque molto più di un premio: un percorso. Una comunità. Un’idea di cinema che resiste e cresce anche nel cuore del digitale, nel rispetto dell’emozione e della relazione umana. Come ha ricordato al termine Alice Caccamo:

«Capisci cosa puoi portare tu, e cosa portano gli altri. Non solo a livello tecnico, ma nella tua unicità. È lì che nasce la forza dell’attore».

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