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Creuza de Mà, Alberto Palmiero racconta il viaggio di Tienimi presente: «Volevo arrivare a un pubblico sempre più ampio»

Ospite della seconda giornata del festival diretto da Gianfranco Cabiddu, il regista ha ripercorso il lungo cammino del suo film, dal successo a Roma alle proiezioni nei festival e nei cineforum: «Ogni incontro con il pubblico mi ha lasciato qualcosa»..

DA CARLOFORTE – Dopo il percorso che lo ha portato a conquistare pubblico e critica negli ultimi mesi, Alberto Palmiero è stato tra i protagonisti della seconda giornata della 20ª edizione di Creuza de Mà – Musica per Cinema, il festival ideato e diretto da Gianfranco Cabiddu, appuntamento che da vent’anni mette al centro il dialogo tra cinema e musica attraverso incontri, proiezioni e masterclass. Per Palmiero è stata l’occasione per tornare a parlare del suo Tienimi presente, opera prima che, dopo la presentazione alla Festa del Cinema di Roma, ha continuato a vivere tra sale, festival e rassegne estive, costruendo un percorso ben oltre la normale distribuzione cinematografica.

«Non me l’aspettavo, ovviamente», racconta il regista ripensando all’accoglienza riservata al film negli ultimi mesi. «È stata una sorpresa dopo l’altra. Il premio ottenuto a Roma ci ha garantito un’uscita in sala più corposa, poi sono arrivati i cineforum, le rassegne e i festival estivi. Ogni tappa ha alimentato quella successiva e, soprattutto, ogni proiezione aveva un pubblico diverso. Era proprio quello che desideravo: arrivare pian piano a spettatori sempre meno “cinematografici”, sempre più popolari».

Uno degli aspetti che Palmiero ricorda con maggiore affetto è proprio il confronto diretto con gli spettatori. Una scelta impegnativa, quella di accompagnare il film in gran parte delle sue proiezioni, ma che gli ha permesso di capire davvero come l’opera venisse recepita.

Tra i tanti incontri, ce n’è uno che conserva un posto speciale nella sua memoria: «Mi ha colpito tantissimo Parma. In sala c’erano molti ragazzi under 30 e il dibattito è durato a lungo. È stato bello ascoltare le loro storie, capire in quali personaggi si fossero riconosciuti e come il film avesse dialogato con le loro esperienze. Sono uscito da quella serata davvero felice».

Durante l’incontro, Palmiero ha parlato anche del percorso che oggi affrontano i giovani registi. Per lui lo studio resta fondamentale, ma da solo non basta: serve conoscere il cinema, certo, ma anche il sistema che lo rende possibile.

«La teoria è importante, così come la storia del cinema. Ma bisogna anche capire come funziona il contesto produttivo e distributivo italiano. Nelle scuole di cinema si dovrebbe parlare anche di contratti, di produzione, del funzionamento dell’industria. È un aspetto che spesso viene trascurato». E aggiunge: «Bisogna fare, girare, mettersi alla prova. Però con criterio. Anche realizzare un film da soli comporta dei rischi: bisogna sempre chiedersi dove quel film potrà arrivare. Ma questo non deve diventare un motivo per non fare. Alle cose belle, prima o poi, nessuno dice di no».

A quasi un anno dall’inizio del viaggio del suo esordio, Palmiero guarda già avanti, ma senza fretta. L’esperienza vissuta con Tienimi presente gli ha permesso di comprendere meglio il proprio modo di fare cinema e, soprattutto, ciò che desidera conservare nei progetti futuri.

«È stato un anno che ho dedicato completamente al film. Da esordiente sentivo la necessità di accompagnarlo ovunque e questo mi ha dato la sensazione di vivere in una specie di limbo, come se il tempo si fosse fermato. Però mi ha aiutato a capire quali siano davvero i punti di forza del mio cinema, anche quelli che sono nati quasi per caso».

Sul prossimo progetto, invece, il regista preferisce non accelerare i tempi: «La fretta non ce l’ho. Molte delle storie che immagino nascono da esperienze personali e hanno bisogno di maturare. Voglio trovare il giusto equilibrio, perché non voglio raccontare qualcosa soltanto per farlo. Voglio che abbia davvero senso. Non mi piace abusare del tempo di chi sceglie di guardare un mio film».

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