MONTONE – Raccontare storie rimaste a lungo fuori dallo schermo, mettere in discussione i pregiudizi e restituire complessità alle identità culturali contemporanee. È il percorso che da oltre trent’anni attraversa il cinema di Gurinder Chadha, protagonista della giornata conclusiva della 30ª edizione dell’Umbria Film Festival, dove la regista ha ricevuto l’Excellence Award. Autrice di film come Sognando Beckham, Chadha ha costruito la propria filmografia attorno al dialogo tra culture, alla ricerca di nuove rappresentazioni e alla volontà di raccontare comunità spesso assenti dal cinema mainstream. «Ho iniziato a fare film perché volevo cambiare il modo in cui le persone pensavano a persone come me – ha raccontato la regista – e perché volevo vedere sullo schermo più storie capaci di mostrare il mio mondo dal mio punto di vista, con persone che mi assomigliavano».
Per Chadha il cinema è prima di tutto uno strumento per combattere gli stereotipi: «Era un modo per sfidare il pregiudizio e mostrare quanto siamo tutti simili sul piano delle emozioni». Nel corso dell’incontro la regista ha sottolineato l’urgenza di raccontare il contesto storico che ha portato alla composizione multiculturale delle società contemporanee. «È molto importante realizzare storie che offrano un contesto storico e spieghino perché oggi l’Europa e il mondo siano così diversi», ha spiegato Chadha, ricordando il peso della storia coloniale britannica e il ruolo avuto dalla Compagnia britannica delle Indie orientali nella costruzione dei rapporti tra Europa e India. Secondo la regista, senza questa memoria storica il rischio è quello di interpretare la diversità contemporanea come qualcosa di estraneo o improvviso: «Bisogna aiutare le persone a capire le dinamiche attraverso le quali oggi tanti Paesi sono composti da comunità così diverse».
A più di vent’anni dalla sua uscita, Sognando Beckham continua a essere un film capace di influenzare generazioni diverse. Chadha ha ricordato in particolare il legame tra il film e molte giovani calciatrici che hanno raccontato di essersi avvicinate allo sport dopo aver visto la storia di Jess. «La cosa più meravigliosa è sapere che le giocatrici delle nazionali inglese e statunitense hanno detto di aver iniziato a giocare a calcio dopo aver visto il film. In questo senso ha contribuito a formare delle campionesse». Tra i ricordi più personali della lavorazione, la regista conserva soprattutto il rapporto tra Jess e suo padre: «Amo molto i genitori del film, perché sono i miei genitori. Quando scrivevo i dialoghi del padre spesso mi commuovevo, perché avevo perso mio padre proprio in quel periodo». Una delle caratteristiche del cinema di Chadha è la capacità di unire temi sociali, ironia e intrattenimento. Per la regista, però, il successo di una storia nasce soprattutto dalla sua autenticità.
«L’umorismo è importante e permette di intrattenere, ma alla fine i film migliori possiedono una verità emotiva, un’onestà e un’autenticità nelle quali il pubblico può riconoscersi». Una visione che accompagna anche i suoi nuovi progetti, ancora legati al confronto tra culture e identità: «Continuo a essere interessata alle storie interculturali, capaci di mettere in discussione i pregiudizi e mostrare quanto siamo tutti connessi».
Tra i progetti futuri c’è anche il seguito del film che l’ha resa famosa in tutto il mondo. Chadha conferma di essere al lavoro sul sequel, ma senza voler forzare i tempi. «Sto lavorando a diversi progetti e certamente anche a un seguito di Bend It Like Beckham. Ma devo riuscire a farlo nel modo giusto». La regista sta sviluppando inoltre nuove storie ambientate tra India, Irlanda e Londra, oltre ad alcuni progetti teatrali. Il filo conduttore resterà quello che ha segnato tutta la sua carriera: raccontare mondi diversi per mostrare ciò che accomuna le persone. «Il mio punto di partenza è sempre lo stesso: quali sono i film che ancora non esistono? Sono quelli che voglio fare».
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