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Agostino, mio padre: il racconto della memoria a 34 anni dalla strage di Via D’Amelio

Il 17 luglio su RaiPlay e in seconda serata su Rai 3 un nuovo episodio della docuserie “I Ragazzi delle Scorte”, dedicato ad Agostino Catalano attraverso le testimonianze della figlia Rosalinda e del collega Salvatore Lo Presti.

ROMA – A trentaquattro anni dalla strage di Via D’Amelio, la Rai dedica un nuovo momento di riflessione e memoria a una delle pagine più dolorose della storia italiana. Il 17 luglio arriva su RaiPlay e, in seconda serata su Rai 3, “Agostino, mio padre”, nuovo episodio della docuserie I Ragazzi delle Scorte, dedicato alla figura di Agostino Catalano, caposcorta del giudice Paolo Borsellino.
Catalano perse la vita il 19 luglio 1992 insieme al magistrato e agli agenti della scorta Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina nell’attentato mafioso di Via D’Amelio. Quel giorno avrebbe dovuto essere in ferie, ma venne richiamato in servizio per completare il dispositivo di sicurezza del giudice.

Il documentario sceglie di raccontare la tragedia attraverso una prospettiva intima e familiare, riportando al centro le vite delle persone che hanno continuato a convivere con il dolore e con il peso della memoria. A guidare il racconto sono Rosalinda Catalano, figlia dell’agente, e Salvatore Lo Presti, collega di Catalano e ancora oggi agente di scorta.
Attraversando Palermo, il documentario intreccia il ricordo personale con quello collettivo, restituendo il valore del servizio svolto dagli uomini della scorta e il legame profondo che li univa alla città. È un viaggio nella memoria che mette in luce non solo il sacrificio di chi ha perso la vita, ma anche l’eredità morale lasciata alle generazioni successive.
Particolarmente toccante è la testimonianza di Rosalinda Catalano, che ricorda l’unica volta in cui è tornata in Via D’Amelio dopo l’attentato.

«L’unica volta che sono tornata in via D’Amelio è stato, forse, una settimana dopo ed era ancora tutto devastato. Sono entrata proprio fino a dentro, dove oggi c’è l’albero. La cosa che ho visto subito è stata la scarpa di mio padre, quindi io so tutt’oggi dov’era la scarpa di mio padre, dov’era rimasta. E avevo intravisto anche un pezzo del suo spolverino rosso. Da quel momento non ebbi più il coraggio di metterci piede in via D’Amelio, mi fa troppo male. Non ho avuto più la forza di andare lì!»

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