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Anarchia e morale: alla ricerca di Jack Nicholson

Da Qualcuno volò sul nido del cuculo a Shining, il ritratto di un attore che non ha mai interpretato un personaggio, ma ha sempre portato sullo schermo una forza capace di mettere in discussione il potere, la paura e noi stessi.

ROMA – Quel tipo di misteriosa folgorazione che si prova nel leggere in gioventù Il giovane Holden, noi l’avemmo anche con un film con Jack Nicholson, Qualcuno volò sul nido del cuculo, allegoria tragica del rapporto tra il potere e la libertà. Come sempre, Jack non interpreta nessuno e recita se stesso, toccando corde sublimi. Tutti gli spettatori desiderano vedere Jack, in ogni nuova opera più cattivo, più malizioso, più seduttore, più carismatico, non un personaggio, bensì la follia.

Ma l’anarchia mentale e politica in questo film non vince, nemmeno tra gli altri spettatori, perché il potere è rappresentato da una capo infermiera spietata e efficace nel far rispettare le regole di un centro psichiatrico, dove il vecchio Jack è finito per evitare il carcere.

Tutti vorremmo combattere con il coraggio di Jack, nonostante la continua e frustante repressione dei suoi comportamenti: Jack è una guida per gli altri ospiti dell’ospedale psichiatrico e per noi spettatori, tentati di vederlo come folle anarchico, quando tutti sappiamo che Jack è solo un inguaribile ottimista, nella sua vita concreta e nel grande schermo, dove ci ha donato tutto il suo talento. Non ridimensiona mai gli altri attori, semmai li spinge agli estremi. Basta osservare una sua foto in rete, per capire la verità: l’uomo e l’attore Jack Nicholson coincidono sempre.

Si potrebbe pensare che Jack abbia dato energia al nostro lato oscuro: ecco, è il contrario. Ha sollecitato il nostro lato chiaro, della forza, che è controllo, empatia, passione e coraggio. Jack non rappresenta mai il male, a parte nel film suo più famoso, Shining, in cui il leggendario regista Stanley Kubrick e lui stesso sembrano voler trasmettere dove può arrivare un uomo, non posseduto dal male, ma dalla propria inettitudine, che lo danna. Jack ribalta ancora la morale del suo film, racconta del suo abisso per fuggirne, ma è, forse, troppo tardi.

Sono passati già circa 16 anni da quello che mai ha definito ritiro dalle scene, ma in effetti sembra che sia così, anche se non confermato dalla famiglia. Siamo cresciuti tutti con i suoi film, applicando il suo sistema di valori alla nostra vita pratica, che è molto violenta purtroppo, se pur bellissima. Quando la politica vuole imbavagliare il lavoro e le idee di Jack, si accorge che non è facile, proprio no.

Jack è un inno alla vita, sempre sornione, e, sempre, sorridente. Un attore strepitoso, intelligentissimo e molto, molto simpatico, a cui auguriamo tutto il meglio della serenità e ai nostri lettori la visione obbligatoria di tutta la sua filmografia.

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