ROMA – In occasione dell’anteprima de Il Vangelo di Giuda, abbiamo intervistato Vincenzo Galluzzo. L’attore ci ha raccontato l’emozione provata nel momento in cui ha scoperto di essere stato scelto per interpretare Gesù, ricordando con affetto la sua casting director, venuta a mancare di recente. Galluzzo ha sottolineato come ogni membro del team abbia dato il proprio contributo alla costruzione del progetto. Ha parlato anche delle difficoltà affrontate per entrare nel personaggio, tra cui la significativa perdita di peso richiesta dal ruolo, e dell’onore di poter interpretare una figura così importante. Nonostante le sfide, è rimasto sempre concentrato sul suo personaggio, supportato anche dalla forza e dalla qualità del cast. Infine, ha evidenziato come la sua formazione hollywoodiana gli abbia trasmesso il coraggio di mettersi in gioco e di rischiare per dare autenticità alla sua interpretazione.
Il Vangelo di Giuda, film diretto da Giulio Base, racconta la storia di Giuda, figlio di una prostituta a cui una chiromante aveva predetto che avrebbe partorito il diavolo. Sua madre, rimasta incinta di un suo cliente sconosciuto, muore dandolo alla luce e il neonato viene allevato dalle altre ragazze del bordello, che lo chiamano Giuda. Quando è solo un bambino, il tenutario del postribolo cerca di fargli violenza e il piccolo Giuda lo uccide. Cresce molto velocemente e troppo presto, così Giuda, indurito dal dolore provato sin dall’infanzia, diventa il protettore del bordello in cui è nato, si arricchisce vendendo donne come sua madre. Un evento, però, cambierà per sempre la sua vita: quando vede un giovane di nome Gesù che salva Maria Maddalena, una delle sue protette, dalla lapidazione. Giuda è così estasiato e rapito da quella figura, che decide di seguire quel “guaritore”. Giuda, un peccatore, un ruffiano, è sempre l’ultimo degli apostoli a essere interpellato, ma nonostante ciò, segue ancora Gesù nella predicazione e nel vagabondaggio. Durante gli anni i discepoli convivono, condividono successi e sconfitte, trionfi e paure, finché non giunge la fatidica sera dell’ultima cena.
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