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RECENSIONI I A War of Woman: gli sguardi della resistenza

Il documentario di Raha Shirazi costruisce un intenso mosaico di storie femminili che sfidano il potere e ridisegnano il significato della resistenza.

Un'immagine tratta dal film

BARI – Le immagini arrivano prima delle parole. Volti di donne. Sguardi fermi, fieri. Strade attraversate da un’energia sottile che sa di rivolta e, allo stesso tempo, di speranza. È da lì che comincia A War of Women. Non da una spiegazione, non da un discorso. Ma da uno sguardo. Presentato in anteprima mondiale nella sezione Meridiana Concorso alla 17ª edizione del Bif&st, il documentario di Raha Shirazi apre uno spazio di osservazione su una battaglia che non è soltanto politica, ma profondamente umana. Al centro ci sono le donne iraniane e la loro resistenza quotidiana contro un sistema che da decenni limita diritti e libertà fondamentali. Il film racconta l’insurrezione femminile iraniana non come una rivolta improvvisa, ma come l’approdo di una lunga resistenza costruita nel corso di quarant’anni di repressioni e atti di disobbedienza. C’è la sensazione di trovarsi dentro una storia che si sta scrivendo mentre la guardiamo. Shirazi ricostruisce le radici profonde della mobilitazione che ha scosso l’Iran e l’opinione pubblica internazionale, riportando alla luce una storia lunga e spesso invisibile: quella della lotta delle donne contro l’unico regime teocratico al mondo. Dalle prime proteste contro l’obbligo del velo dopo la Rivoluzione islamica del 1979, fino alle giovani che oggi rischiano la vita nelle strade. 

A War of Women è un ritratto vibrante di coraggio. Il film intreccia i percorsi personali e politici di sette protagoniste attraverso interviste intime, materiali d’archivio e immagini girate all’interno dell’Iran. Un mosaico di voci che non si limita a denunciare l’oppressione, ma restituisce la dignità e la determinazione di chi continua a lottare per il diritto di scegliere di esprimersi. La regia, sobria e precisa, privilegia la vicinanza. La macchina da presa indugia sui volti, sugli sguardi, sulle pause: è lì che il racconto trova la sua forza. La dimensione politica prende forma nelle vite reali delle protagoniste e nella determinazione a non arretrare. Il film mostra con lucidità come le donne siano state uno dei principali bersagli della Repubblica Islamica nel tentativo di limitarne la presenza pubblica e politica. Eppure, proprio di fronte a questa repressione, le loro voci sono diventate sempre più forti.

Alternando momenti di forte tensione a passaggi più intimi, il documentario rivela anche la dimensione privata della lotta. Racconta l’Iran, ma allo stesso tempo supera i suoi confini: parla del rapporto tra potere e libertà, tra diritti civili e autonomia femminile. Storico, personale e politico, il film di Raha Shirazi non è soltanto il racconto di un’oppressione, ma la testimonianza della forza e della resilienza delle donne iraniane. E ci ricorda quanto il cinema possa diventare uno spazio di resistenza e di ascolto, dove voci troppo spesso silenziate trovano finalmente la possibilità di emergere. Alla fine resta una certezza: quella raccontata non è soltanto una battaglia delle donne, ma una storia che riguarda tutti

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