ROMA – Alla soglia della Awards Season, Capri Hollywood – The International Film Festival festeggia la sua 30ª edizione riaffermando il proprio ruolo nel calendario cinematografico globale. Non solo un festival, ma un luogo di ascolto, riflessione e posizionamento strategico per i film che si preparano ad affrontare i principali premi internazionali. Il fondatore e produttore Pascal Vicedomini racconta l’evoluzione di un progetto costruito nel tempo con visione, metodo e credibilità.
Capri Hollywood è spesso definito un festival. È ancora una definizione adeguata?
Capri Hollywood è oggi qualcosa di più: uno spazio di posizionamento culturale e artistico per il cinema internazionale alla vigilia della Awards Season. Qui i film non vengono semplicemente mostrati, ma ascoltati, discussi e contestualizzati.
Qual è stata la visione originaria?
Creare un luogo autorevole prima dei verdetti, non dopo. Capri Hollywood nasce per accompagnare i film nel momento in cui si costruisce il consenso internazionale, quando le opere hanno bisogno di profondità, non di rumore.
Perché Capri e perché la fine dell’anno?
Capri è un brand culturale riconosciuto nel mondo: elegante, neutrale, capace di accogliere senza sovrapporsi. La fine dell’anno è il momento in cui il cinema entra in una fase decisiva, in cui si riflette e si orientano percezioni. Capri Hollywood è pensato come snodo naturale tra l’uscita dei film e la stagione dei premi.
Le major internazionali continuano a sostenere il Festival.
Trovano serietà, rispetto e continuità. Le proiezioni non sono eventi estemporanei, ma occasioni qualificate di confronto con un pubblico competente e una copertura mediatica internazionale solida. È un lavoro di reputazione, non di pressione.
Il tema del trentennale è “Il Cinema per la Pace e il Dialogo”.
Una scelta coerente con il momento storico. Oggi il cinema ha un ruolo che va oltre l’intrattenimento: interpretare il presente, creare empatia, favorire comprensione. I simposi su pace e dialogo collocano il Festival in una dimensione di responsabilità culturale globale.
Quanto è stato importante il sostegno istituzionale?
Fondamentale. Capri Hollywood è promosso dall’Istituto Capri nel Mondo con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e della Regione Campania. In questo percorso, Intesa Sanpaolo è stata un partner chiave per visione e continuità: un modello virtuoso di collaborazione tra cultura e sistema Paese.
Che ruolo ha il territorio?
Essenziale. Il dialogo con le istituzioni locali ha sempre avuto un valore centrale, così come il sostegno costante di chi ha accompagnato il Festival con partecipazione autentica e sensibilità culturale.
Il programma del trentennale è particolarmente ricco.
Parliamo di 210 proiezioni gratuite, anteprime, premi, mostre e simposi. L’apertura con la Banda della Gendarmeria Vaticana e Andrea Morricone è un segnale chiaro: il cinema dialoga con musica, memoria e spiritualità.
Il cinema resta il cuore del progetto.
Sempre. L’apertura con 260 Days di Jakov Sedlar, con Tim Roth, Armand Assante e Ángela Molina, conferma la linea editoriale: cinema internazionale, temi forti, qualità artistica. Capri Hollywood è un luogo dove linguaggi e generazioni si incontrano prima di essere giudicati.
Dopo trent’anni, qual è l’obiettivo principale?
Consolidare Capri Hollywood come riferimento stabile e autorevole della Awards Season europea, mantenendo indipendenza, credibilità e capacità di attrarre i grandi player internazionali. Trent’anni dimostrano che la visione era giusta. Ora va custodita e rafforzata.
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