ROMA – Quando raggiungi i 28 anni, le emozioni diventano contrastanti: ti senti adulta, ma ancora bambina, fai i conti con ciò che sei e ciò che avresti voluto essere, e spesso cerchi rifugio nel passato, inondando la mente di pensieri pieni di “se”. Ed è proprio lì che inizi a confrontarti con i desideri della tua bambina interiore. Quanti di noi hanno sognato di poter ricominciare da zero e rincontrare la sé del passato? Di questo parla il film Il rapimento di Arabella, diretto da Carolina Cavalli e in uscita nelle sale il 4 dicembre.
Il film racconta la storia di Holly, 28 anni, che ha sempre pensato di essere la versione sbagliata di sé stessa e di non aver vissuto la vita nel modo giusto. Quando incontra una bambina di nome Arabella, si convince di aver trovato la sé stessa da piccola. Decisa a fuggire da casa, la bambina nasconde la propria identità e asseconda il desiderio di Holly: tornare indietro nel tempo e diventare qualcuno di speciale.
In occasione dell’anteprima di Il rapimento di Arabella, noi di Hot Corn siamo andati a intervistare Benedetta Porcaroli e la regista Carolina Cavalli. Cavalli ci ha spiegato cosa significano per lei i 28 anni e l’esigenza di raccontare, attraverso il personaggio di Holly, la storia di una ragazza che, in preda allo spaesamento dell’età, si rifugia nel passato. Benedetta Porcaroli, invece, ci ha parlato dei momenti in cui si è sentita vicina al suo personaggio, empatizzando con la sua frustrazione, una sensazione che ognuno di noi può riconoscere dentro di sé. L’attrice ci ha anche raccontato com’è stata la sua esperienza sul set, definendola come «tre amiche al bar a fare un film».
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