ROMA – Scarlett Johansson che affronta il Diavolo invece che supervillain e dinosauri: è questa la nuova, sorprendente svolta di carriera annunciata da Hollywood. L’attrice è stata scelta come protagonista del nuovo film legato all’universo de L’Esorcista, scritto, diretto e prodotto da Mike Flanagan, uno dei nomi più rispettati dell’horror contemporaneo.
Il progetto – targato Blumhouse / Atomic Monster, Morgan Creek e Universal – viene descritto come un’operazione ad alto rischio e ad alta ambizione: non un semplice remake, non un seguito diretto di The Exorcist: Believer, ma un “radical new take” sul materiale originale, una storia completamente nuova ambientata nello stesso universo del film che nel 1973 ha ridefinito il concetto di paura al cinema.
Scarlett Johansson entra sul serio nel territorio dell’horror
Scarlett Johansson aveva già flirtato con l’horror e con il perturbante – basti pensare al glaciale Under the Skin o a certe contaminazioni mostruose dei suoi esordi – ma questo è, di fatto, il suo primo grande horror “puro” da protagonista all’interno di un franchise dal peso storico enorme.
L’attrice arriva al progetto dopo aver consolidato il proprio status di star globale, divisa tra cinecomic, cinema d’autore e blockbuster di alto profilo. Vederla passare dall’universo Marvel e dai drammi da premi a un racconto di possessione demoniaca segna una svolta d’immagine potente: è il tipo di scelta che accende l’attenzione non solo dei fan del genere, ma anche del pubblico più generalista.
Dal canto suo, Mike Flanagan ha sottolineato la capacità di Johansson di portare verità e realismo anche dentro un racconto di pura paura. Ed è esattamente ciò di cui ha bisogno un marchio come The Exorcist, che vive da cinquant’anni in equilibrio precario tra mito intoccabile e tentativi di rilancio spesso sottotono.
Il piano di Flanagan: nuovo Esorcista, vecchi fantasmi
Il nuovo film non sarà un remake scena per scena del classico di William Friedkin, né un capitolo successivo della linea inaugurata da The Exorcist: Believer, accolta tiepidamente da critica e pubblico. L’idea, chiarita fin dalle prime dichiarazioni, è quella di una storia inedita, con personaggi nuovi, ma radicata nello stesso universo spirituale e narrativo dell’originale.
Flanagan parla del progetto come del film più spaventoso della sua carriera, una dichiarazione che fa rumore se arriva da chi ha già firmato The Haunting of Hill House, Midnight Mass, Doctor Sleep e Gerald’s Game. L’obiettivo dichiarato è “tentare qualcosa di fresco, audace e terrificante” nel mondo de L’Esorcista, senza limitarsi a riprodurre i momenti iconici che il pubblico conosce a memoria.
Tradotto in termini industriali, si tratta di un soft reboot camuffato: nessuna Regan in fotocopia, niente letto che sobbalza o teste che ruotano inserite solo per strizzare l’occhio ai fan. Piuttosto, un nuovo racconto di possessione, fede, dubbio e fragilità umana che usi il marchio Exorcist come trampolino, non come gabbia.
Un franchise da 400 milioni e un’eredità ingombrante
Sul progetto pesa però un contesto industriale complesso. Negli ultimi anni, Universal ha investito circa 400 milioni di dollari per assicurarsi i diritti del franchise e lanciare una nuova trilogia dedicata a L’Esorcista. Il primo capitolo di questo piano, The Exorcist: Believer (2023), ha avuto un’accoglienza ben lontana dalle aspettative: incassi sì dignitosi, ma non all’altezza dell’investimento, critiche dure, franchise improvvisamente in bilico.
Quel mezzo passo falso ha portato a un vero e proprio reset creativo. La trilogia annunciata è finita in soffitta, i piani sono stati riscritti e al centro del nuovo corso è stato chiamato proprio Flanagan, con una libertà autoriale maggiore e la promessa di non dover inseguire a tutti i costi la continuity dell’ultimo film. Persino la data d’uscita iniziale, ipotizzata per marzo 2026, è stata accantonata quando è diventato chiaro che il progetto non sarebbe entrato in produzione nei tempi previsti.
Il film con Scarlett Johansson nasce quindi come seconda possibilità per un marchio che non può permettersi un altro inciampo. Per gli studios è la carta più importante da giocare per recuperare un investimento enorme e restituire all’Esorcista la credibilità creativa che l’originale continua a incarnare da decenni.
Quello che sappiamo (e quello che è ancora top secret)
Al momento i dettagli concreti sono pochi. Il film non ha ancora un titolo ufficiale, e la trama viene tenuta rigorosamente sotto chiave. È confermato soltanto che la storia sarà ambientata nello stesso universo del capolavoro del 1973, pur non essendo né un remake né un seguito diretto di Believer. Si tratterà, insomma, di un tassello autonomo, pensato per essere accessibile anche a chi non ha seguito gli ultimi capitoli della saga.
Flanagan è coinvolto in prima persona in tutte le fasi del progetto: firma la sceneggiatura, dirige e produce attraverso la sua casa Red Room Pictures, affiancato da Blumhouse/Atomic Monster e da Morgan Creek, storico custode del brand. Il cast, per ora, ruota quasi interamente attorno al nome di Johansson, senza ulteriori annunci ufficiali di co-protagonisti o volti di ritorno.
Resta un grande punto interrogativo sul ruolo preciso affidato alla star. Potrebbe essere una madre alle prese con la possessione di un figlio, una figura di fede costretta a confrontarsi con i propri demoni interiori, una scettica trascinata in un incubo soprannaturale o la stessa vittima del Male. In assenza di conferme, il silenzio dello studio appare quasi una strategia: lasciare che il peso del nome e del marchio faccia da traino, mentre la trama viene costruita con calma, lontano dai riflettori.
Una scommessa decisiva per Johansson e per l’horror mainstream
Per Scarlett Johansson, questo film rappresenta molto più di un semplice ruolo in un blockbuster horror. È l’occasione di un vero riposizionamento artistico: non più soltanto volto di franchise d’azione, autrice di performance drammatiche da candidatura agli Oscar o protagonista di cinema d’autore europeo e americano, ma anche interprete centrale di un racconto di paura adulta, in uno dei territori più delicati della memoria cinefila.
Per l’horror mainstream si tratta invece di un test cruciale. Negli ultimi anni il genere ha vissuto una nuova stagione d’oro, tra successi al botteghino e riconoscimenti critici, ma spesso ancorata a rielaborazioni nostalgiche e reboot più o meno riusciti. Il nuovo Esorcista targato Flanagan dovrà dimostrare che è ancora possibile rivitalizzare un marchio storico senza limitarsi a saccheggiare l’immaginario del passato.
La scommessa è altissima: un altro flop metterebbe in discussione non solo l’investimento miliardario sul franchise, ma anche il modello stesso di rilancio dei grandi classici dell’orrore. Un successo, al contrario, trasformerebbe Johansson nel volto della rinascita dell’Esorcista e consacrerebbe Mike Flanagan come l’autore che è riuscito, più di tutti, a dialogare da pari a pari con uno dei mostri sacri della storia del cinema.
Un campo minato che rende il progetto irresistibile
In fondo, il fascino di questa operazione sta proprio nell’assenza di rete di sicurezza. Non c’è la comfort zone delle formule collaudate, non c’è la tranquillità di un sequel “pigro” costruito solo sul riconoscimento di pochi momenti cult. C’è un franchise in difficoltà, c’è un regista dalla forte impronta autoriale e c’è una delle attrici più potenti di Hollywood che accetta di mettersi al centro di questo esperimento ad altissimo rischio.
Se il film fallirà, verrà ricordato come l’ennesimo tentativo di resuscitare l’Esorcista finito male. Se invece riuscirà a coniugare paura autentica, profondità emotiva e rispetto per il mito originale, potrebbe diventare il nuovo modello per i reboot del futuro e aprire una stagione diversa per l’horror di grande pubblico.
Per ora resta una domanda inevitabile: un nuovo Esorcista potrà mai farci paura quanto il primo?
Hollywood sembra convinta di sì. La risposta, come sempre, arriverà al buio, in sala.
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