ROMA – “È dolceamaro”. Così Sydney Sweeney descrive a Variety la chiusura della terza stagione di Euphoria, la serie HBO creata da Sam Levinson che tornerà prossimamente con i nuovi episodi. Un aggettivo semplice, ma capace di racchiudere tutto: la nostalgia, la gratitudine, la fine di un viaggio che ha accompagnato la sua crescita personale e professionale. Nel corso dell’intervista, Sweeney racconta che tornare sul set è stato come “ritrovare casa”: la stessa troupe, la stessa energia, la stessa famiglia che l’ha vista maturare, anno dopo anno, dentro e fuori dal personaggio di Cassie Howard. Ma questa volta, c’è anche la consapevolezza che tutto sta per finire.
Per l’attrice, Euphoria non è solo una serie: è un’esperienza che ha segnato la sua generazione e ridefinito la rappresentazione dell’adolescenza sullo schermo. Cassie, con la sua fragilità e le sue contraddizioni, è diventata uno dei simboli più complessi e realistici del dolore giovanile contemporaneo. E interpretarla è stato un privilegio ma anche un viaggio intenso, fatto di vulnerabilità, esposizione e ricerca di sé.
“Dolce”, perché Euphoria le ha regalato visibilità, libertà e un’identità artistica precisa. “Amaro”, perché dire addio significa lasciare un personaggio che ha abitato la sua vita per anni, e con cui ha condiviso sogni, paure e desideri. La terza stagione promette di chiudere un cerchio e di portare con sé un tono più adulto, riflessivo, forse più disilluso. Ma anche se le luci del set si spegneranno, Euphoria resterà un punto fermo nella carriera di Sydney Sweeney — e nella memoria di chi, con lei, è cresciuto guardandola cercare amore nel caos.






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