ROMA – Un amore impossibile, capace di attendere secoli pur di essere consumato, raccontato da Luc Besson in una versione di Dracula quasi alla Romeo e Giulietta. Presentato nella sezione Gran Public della Festa del Cinema di Roma e ispirato al celebre romanzo Dracula (1897) di Bram Stoker il film arriverà nelle sale italiane il 29 ottobre.

La storia di Dracula – L’amore perduto si concentra sull’amore eterno e tormentato del principe Vlad, che nel XV secolo rinnega Dio dopo la morte della sua amata Elisabeta, trasformandosi così in un vampiro. Secoli dopo, nella Parigi della Belle Époque, Vlad vive isolato nel suo castello finché scopre l’esistenza di una donna di nome Mina, identica a Elisabeta: la reincarnazione che ha atteso per secoli. La scoperta lo conduce a uno scontro con il prete guerriero Van Helsing, inviato dalla Chiesa per fermarlo.

Il film ci immerge sin dall’inizio in un’atmosfera suggestiva, grazie ai costumi e alle immagini di grande impatto visivo. Con il procedere della narrazione, il paragone con il più recente Nosferatu diventa inevitabile. Tuttavia, mentre in Nosferatu prevale una visione tetra e oscura, incentrata sul possesso e sulla manipolazione, il Dracula di Besson si distingue per un tono decisamente più romantico, a tratti forse fin troppo confezionato e levigato, tendente al Pop. Nosferatu si è distinto per la sua potenza visiva e per la capacità di offrire un’opera artistica autentica, capace di discostarsi dal mainstream. Dracula – L’amore perduto, invece, segue tutt’altra direzione: trae ispirazione dal Dracula di Francis Ford Coppola del 1992 nell’estetica e nell’impianto visivo, ma sul piano narrativo non riesce a reggere il confronto con un’opera più autorale. Nulla da dire, invece, sulle interpretazioni: eccellenti quelle di Caleb Landry Jones e Christoph Waltz, così come la fotografia e i costumi, che restano tra gli elementi più riusciti del film. Nel finale, la pellicola lascia comunque spazio a riflessioni interessanti, suggerendo che amore e sacrificio — o amore e libertà — siano due facce della stessa medaglia. Besson ci mette di fronte a un Dracula con cui è facile empatizzare: da “mostro” diventa fragile e addolorato. Il suo motore è l’amore, non la malvagità. In questo senso, la storia assume i toni di un dramma romantico, più vicino a Romeo e Giulietta che all’horror gotico. A metà film la narrazione sembra un po’ perdersi in alcune scene superflue, ma nel finale ritrova intensità, mostrando un Dracula umano, vulnerabile, un uomo perdutamente innamorato che, alla fine, comprende e dimostra il vero significato dell’amore.
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